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Ticino
"Dicevano di lavorare per un milionario ma erano truffatori"
Redazione
12 anni fa
Parla il giovane gallerista luganese rimasto vittima di un raggiro in seguito al quale lunedì sono scattate le manette a due cittadini stranieri a Mendrisio

Emergono nuovi dettagli sui due arresti per Rip-Deal avvenuti lunedì 27 ottobre in un posteggio di Mendrisio. In manette sono finiti, ricordiamo, una 29enne cittadina germanica e un 27enne cittadino serbo, entrambi accusati per truffa.

Vittima del raggiro un giovane gallerista del Luganese, cui oggi il Corriere del Ticino dedica ampio spazio nel raccontare la sua storia. Ma andiamo con ordine.

Il giovane racconta di essere stato contattato telefonicamente a metà settembre da un uomo che si è detto essere un intermediario per un importante collezionista d'arte, un magnate russo proprietario di cinque alberghi. Questi voleva acquistare diverse opere di un artista con cui la galleria luganese, per la quale lavora il giovane, collabora. Dopo una breve discussione e uno scambio di recapiti e informazioni preliminari sui prezzi, i due interlocutori si sono nuovamente sentiti e hanno fissato un incontro per discutere i dettagli dell'accordo. 

Incontro che si è svolto in un esercizio pubblico di Milano. "La proposta che mi è stata fatta" racconta il giovane "prevedeva la vendita di una trentina di quadri per un prezzo dell'ordine di 300mila franchi". Ma qualcosa comincia a stonare e l'intermediatore propone strane manovre. "Mi disse che aveva bisogno di una commissione per la sua intermediazione. In pratica avremmo dovuto far figurare che la vendita era avvenuta per 400mila franchi, 100 dei quali ce li saremmo scambiati in contanti così che lui avrebbe potuto prelevare la sua fetta". 

Al luganese cominciano arrivare dei dubbi. "Per mettere in piedi l'affare, avrei dovuto procurargli 65mila euro in banconote e lui mi avrebbe fatto avere, ad un cambio vantaggioso, 100mila franchi. Il resto mi sarebbe stato versato entro 3 giorni". Quando il giovane gli risponde che un'eventuale scambio di denaro avrebbe dovuto avvenire negli uffici di una banca Svizzera, il truffatore ha fatto resistenza, adducendo una marea di giustificazioni. "Io allora ho tagliato corto e me ne sono andato" aggiunge il luganese.

Per giorni il giovane non sente più niente, finché arrivano telefonate alle ore più improbabili. I truffatori insistono per nuovi incontri, ma mai in Svizzera, finché si trova un accordo per incontrarsi a Mendrisio. Ma il giovane, che sente odore di marcio, contatta la polizia, che si rivela pronta e professionale.

All'incontro il giovane si trova davanti un secondo uomo, che lo porta in un piazzale dove una donna li attende con i soldi. "Lei ha afferrato una trousse per i trucchi contenente una mazzetta di banconote da mille avvolta nel cellophane. Ne hanno estratto dalla parte superiore un pezzo, che sembrava autentico. A quel punto l'uomo mi ha chiesto i soldi in cambio, ma ho risposto che prima volevo vedere il resto". 

La tensione cresce. Mentre si avviano verso un locale pubblico per contare i soldi, spunta una macchina della polizia. Gli agenti conducono i truffatori in centrale per essere interrogati e per gli accertamenti del caso. Il resto della presunta mazzetta da 100mila franchi si è rivelato di carta straccia, per cui sono scattate le manette. Ora l'inchiesta, coordinata dal procuratore Nicola Corti, dovrà ricostruire i retroscena della vicenda e comprendere l'eventuale coinvolgimento dei due in altri colpi simili. 

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