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Ticino
"Di ticinesi da licenziare per vendetta non ne abbiamo"
"Di ticinesi da licenziare per vendetta non ne abbiamo"
"Di ticinesi da licenziare per vendetta non ne abbiamo"
Redazione
8 anni fa
La Provincia di Como replica alle accuse di una coppia, che sosteneva di essere stata multata perché ticinese

Non è decisamente passata inosservata la mail inviata da due nostri lettori al Comando della Polizia locale di Como per lamentarsi di una multa di 87,50 euro per divieto di sosta ricevuta lo scorso fine settimana durante una visita alla "Città dei Balocchi” (vedi articolo suggerito). Visto che la loro utilitaria aveva il porta bagagli sul tetto - cosa che rendeva impossibile l'accesso ai posteggi sotterranei - la coppia aveva deciso di posteggiare “nell'ultimo spiazzo esterno disponibile, unico 'buco' di una fila di moltissime auto con targhe italiane posteggiate in modo ordinato in piazza Vittoria”, in una Zona a traffico limitato (Ztl). Da qui la domanda: "Sono state multate tutte o solo la nostra perché aveva la targa ticinese?"

Ad essere multati, aveva replicato la Polizia alla loro richiesta di chiarimenti, "sono stati centinaia di veicoli sia con targa italiana che con targa estera". Ergo, nessuna discriminazione. "Nel periodo in cui avete visitato la città di Como, il traffico veicolare e pedonale ha avuto picchi elevati di intensità e alcune aree in cui vige il divieto di sosta sono state invase da veicoli. Questa situazione potrebbe avervi indotto nell’errore di pensare che lungo tali aree la sosta era consentita. Purtroppo non era così, per cui l’intervento di questo Comando è stato un obbligo e la sanzione risulta quindi legittima in quanto la segnaletica posta in essere qualifica la zona come Ztl".

Per i nostri lettori, tuttavia, "la risposta non è per nulla soddisfacente e pure contraddittoria". Da qui la controreplica inviata al Comando, con tanto di annuncio di boicottaggio del capoluogo lariano: "Se non potete accogliere i visitatori, impeditene l’accesso. Troppo comodo avere dei turisti che lasciano soldi all’industria alberghiera e non solo e poi multarci. Questa situazione è intollerante, allora ci organizzeremo per evitare Como”.

Lo sfogo è stato ripreso anche dal quotidiano La Provincia di Como, cui la coppia si era rivolta per raccontare la sua 'disavventura'. "Stupisce la contestazione della specularità di accuse che in genere sono gli italiani a muovere nei confronti del loro vicini - ha chiosato il quotidiano - Cioè, udite udite: questi adombrano il sospetto che la Polizia locale abbia sanzionato soltanto loro in quanto ticinesi e risparmiato gli altri con targhe italiane".

Poi l'affondo: "Impossibile non ricordare il caso della project manager italiana residente a Lugano licenziata per un post su Instagram con cui lamentava di essere stata licenziata in quanto italiana. L'unica differenza è che, da questa parte del confine, di ticinesi da licenziare per vendetta non ne abbiamo. Tuttavia potremmo ipotizzare un auto-licenziamento di massa dei nostri connazionali impiegati di là: il Ticino chiuderebbe bottega, ma sarebbe una crudeltà sproporzionata all'offesa. In fondo il nostro è un paese democratico in cui muovere una critica (civile) alla Polizia locale non è ancora un reato".

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