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Ticino
Di PS e future scissioni
Redazione
11 anni fa
Franco Cavalli lancia l'idea di una Federazione, sulla scia di Podemos o Syriza: "Non c'è più dibattito politico"

A sinistra tira una brutta aria: aria di scissione per esser precisi. Un'idea ancora in fase embrionale, poco di più di una riflessione, ma che c’è e va avanti da tempo. Non lo si può più negare.

Sono i delusi del partito socialista a portarla avanti, l’ala sinistra che si rifà a Franco Cavalli. Non è un partito o un movimento che nascerà domani o il giorno dopo ancora. No, ci vuole tempo. Perché il progetto, se andrà in porto, non deve essere letto in chiave elettorale. Le ragioni di fondo, spiega Cavalli a TeleTicino, ci sono tutte. La debacle alle cantonali, la candidatura dell’ex liberale radicale Jacques Ducry al Consiglio degli Stati e la ventilata congiunzione con i Verdi di Sergio Savoia, insomma, non sono altro che l’ultima goccia.

Da quattro o cinque anni, continua Cavalli, all’interno del PS non c’è più alcun dibattito politico. Ormai, più che sulle idee, le battaglie sono di tipo personale. Quel che manca maggiormente, conclude, è quel rapporto con la società civile perso da tempo. 

Nelle intenzioni la nuova formazione deve essere una Federazione e non l’ennesimo partitino di sinistra, nato per morire nel giro di pochi anni, se non addirittura mesi. E questo anche sulla scia d'entusiasmo di Podemos in Spagna e di Syriza in Grecia.

Ora la missione è trovare quel denominatore comune che possa legare gli scontenti del PS ad una certa ala sindacale, oltre che, naturalmente, ai delusi dei verdi di Savoia.

Sì perché Sergio Savoia agli esponenti del suo movimento, quelli che avevano messo nero su bianco tutte le perplessità e i mal di pancia causati dalla sua conduzione, non ha lasciato grandi speranze che la rotta possa cambiare. O almeno non come intendono loro. Anzi, si mormora che Savoia abbia annunciato l’intenzione di rilanciare: nel 2016 pare voglia sollecitare un altro mandato alla guida dei Verdi. Se ancora Verdi si chiameranno.

E sulla svolta "a destra" di Raoul Ghisletta, Franco Cavalli, intervenuto come ospite al Tg di Teleticino, ha dichiarato: "Lo capisco. Non la definirei comunque una svolta di destra, corrisponde piuttosto a una situazione oggettiva. Il mercato del lavoro è degradato e non per colpa dei frontalieri. Sono i datori di lavoro che stanno approffittando di una situazione fuori controllo e la reazione degli ambienti sindacali è più che comprensibile. Personalmente, in quanto uomo di scienza, penso che non possiamo vivere senza i rapporti con l'Unione europea. Ma se le cose non dovessero cambiare anch'io a malincuore voterei contro i bilaterali".

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