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Turismo
Destagionalizzazione, Perucchi: "Occorre una tavola rotonda a livello ticinese"
Redazione
3 anni fa
Il presidente di HotellerieSuisse sezione Sopraceneri parla degli sforzi da compiere per rendere il Ticino turisticamente attraente tutto l'anno. "Abbiamo avuto un assist con Winterland, che ha portato tanto entusiasmo a Locarno: potrebbe essere il punto di partenza per una destagionalizzazione futura".

Le temperature di questi giorni sono ideali per attirare i turisti anche in un periodo che per il Ticino è di bassa stagione. Da anni il settore parla di destagionalizzazione. E qualcosa forse si sta muovendo. Si percepisce un cambiamento? Lo abbiamo chiesto a Max Perucchi, presidente di HotellerieSuisse sezione Sopraceneri. “Il cambiamento lo si percepisce soprattutto per quel che riguarda le case secondarie e quei pochi alberghi che sono aperti. Tuttavia, se non diamo qualcosa al turista che scende anche in inverno, ben difficilmente la mentalità dello svizzero tedesco o francese penserà che il Ticino sia una destinazione invernale: dobbiamo fare molto di più”.

Per esempio?

Ad esempio, le principali attrazioni sono tutte chiuse. Dunque, fare una tavola rotonda a livello ticinese, a cui tutti si siedano per valutare di provare a tenere aperto per un paio d'anni e tentare così di rendere il Ticino attrattivo d'inverno, potrebbe essere una soluzione. Non possiamo pensare però che aprendo, l'anno successivo avremo qui migliaia di turisti: è un percorso lento, ci vorrà molto tempo”.

Naturalmente le regioni in Ticino sono diverse tra loro, hanno caratteristiche differenti. La sensazione è che a Lugano questo processo di destagionalizzare stia funzionando meglio. È così?

“Certamente sì, ma non è tanto dovuto alla regione, quanto alla città. I grandi centri riescono a sopravvivere molto meglio, turisticamente parlando, tutto l'anno, mentre i piccoli centri hanno più difficoltà e devono concentrarsi sulle stagioni migliori. Io spero per Lugano che questo processo possa portare a qualcosa, perché se una città ticinese riuscisse a destagionalizzare bene, questo potrebbe dare i suoi frutti anche verso gli altri piccoli centri e regalare nuove idee”.

Per quanto riguarda la regione del Locarnese, lei diceva che bisogna sedersi attorno a un tavolo. Chi deve fare il primo passo secondo lei?

“Il primo passo abbiamo già tentato di farlo all'interno di Ticino Turismo per far sedere la gente. Deve esserci la volontà; si può tendere la mano, ma se ci fosse la volontà da parte di tutti per un'apertura verso una destagionalizzazione, non sarebbe male. Abbiamo avuto un assist quest'anno con Winterland, che ha portato tanto entusiasmo a Locarno. Questo potrebbe essere il punto di partenza per una discussione su una destagionalizzazione futura. Come si prevede, le temperature saliranno nei prossimi anni e con quello che noi possiamo offrire a livello di autor possiamo fare un bel gol verso i turisti che scendono dalla Svizzera Interna: abbiamo passeggiate, piste di mountain bike e strutture che possono aiutare in caso di brutto tempo, come i termali salini o il lido di Locarno”.

È da anni che si parla della mountain bike come un attrattore turistico. In questo senso, però, non è sempre facile organizzare delle offerte.

“Assolutamente, viviamo in una regione dove non è facile costruire le piste di mountain bike. Lo stiamo tentando di fare con un ufficio che è stato creato da Ticino Turismo e dal Cantone affinché si possano immettere dei progetti per poter portarli a termine. Logicamente, abbiamo perso il treno in confronto al Vallese e al Grigioni, che sono anni avanti. Spero che adesso ci sia un'accelerazione da questo punto di vista”.

Che cosa frena soprattutto?

“La burocrazia. Qui in Ticino abbiamo molta burocrazia e per fare una pista di mountain bike ci vogliono domande di costruzione, ci sono ricorsi su ricorsi… si sa come vanno queste cose”.

Il Cantone è un attore fondamentale per il settore turistico, ma in questo momento si trova in una fase di dieta dimagrante, o per lo meno sta facendo questo tentativo. Siete preoccupati che ci possano essere delle ripercussioni sul vostro settore?

“Assolutamente sì. La speranza è che rimanga lo ‘status quo’ che abbiamo adesso almeno per i prossimi anni, anche se sappiamo che ognuno deve fare il proprio sforzo. Speriamo che il turismo, che negli ultimi anni è in crescita, possa finalmente portare quelle basi affinché si capisca che il cantone può diventare una regione turistica. Non solo a parole, ma anche nella mentalità dei ticinesi”.

L'intervista:

 

 

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