
Scintille quest'oggi in Gran Consiglio. Il presidente Gianrico Corti è dovuto intervenire per sedare gli animi tra Matteo Pronzini e alcuni deputati leghisti mentre si discuteva sull'iniziativa per la modifica della Legge sull’esercizio dei diritti politici. Un'iniziativa lanciata dallo stesso Pronzini che chiede di cambiare il sistema di sostituzione dei consiglieri di Stato.
Nel suo discorso Pronzini ha rimproverato Lorenzo Quadri di aver rinunciato al Consiglio di Stato, in sostituzione del compianto Michele Barra, per seggi più sicuri e ben retribuiti. Il deputato dell'MPS ha poi tirato in ballo l'esempio di Claudio Zali, non eletto dal popolo.
Il primo a prendere la parola è stato Maurizio Agustoni (PPD), relatore del rapporto, replicando che l'iniziativa chiede l'organizzazione di un'altra elezione qualora non ci siano più persone in lista. "Zali rappresenta un movimento che ha ricevuto il consenso popolare" ha controbattuto.
Le esternazioni di Pronizini hanno poi fatto andare su tutte le furie i leghisti e si è scatenato un botta e risposta, in particolare tra Angelo Paparelli e Matteo Pronzini. È dovuto intervenire il presidente del Gran Consiglio per far ritornare la calma. "Questo Parlamento non è un asilo!" ha affermato Gianrico Corti, che togliendo la parola a Pronzini, ha sospeso la sessione, invitando i capigruppo al tavolo presidenziale.
Dopo una breve pausa per decidere sul da farsi, è stato infine votato il rapporto commissionale che chiede di respingere l'iniziativa di Pronzini: 52 sì, 2 no (tra cui Pronzini) e 15 astenuti (Verdi e PS).
Un ultima curiosità per questa seduta scoppiettante: ad inizio sessione c'è stato pure un ammonimento da parte di Corti nei confronti di Giancarlo Seitz (Lega) poiché si è presentato in aula con la maglia della Svizzera. Una tenuta giudicata non consona per un gran consigliere.
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