
In un’interpellanza Nicola Schoenenberger, Claudia Crivelli Barella, Marco Noi, Samantha Bourgoin, Cristina Gardenghi, Andrea Stephani, rappresentanti dei Verdi ticinesi, domandano al Consiglio di Stato se sia sostenibile mettere in pratica un depistaggio precoce negli istituti scolastici ticinesi. I Verdi basano questo interrogativo su un articolo del portale Tio.ch in cui si riporta che, secondo il Decs, “effettuare tamponi a tappeto al rientro delle feste sarebbe stata ‘sproporzionato’”, questo nonostante i circa 1’500 casi occorsi negli istituti scolastici ticinesi secondo un calcolo dei membri del partito.
“Non si capisce”, scriono i Verdi, “a cosa si riferisce il termine “sproporzionato”: ai costi del depistaggio, o alla gestione dei casi che si rivelerebbero positivi se si facessero i controlli?”. Sempre secondo i firmatari poi “non si può qui non far notare che una tempestiva identificazione dei casi positivi porterebbe soprattutto a dei risparmi in termini di contagi e di relative quarantene e, di conseguenza, di genitori che potrebbero andare a lavorare tranquillamente piuttosto che stare a casa 10 giorni”.
Per questo si domanda al Consiglio di Stato:
- Come valuta il governo il depistaggio precoce in termini meramente economici (costi-benefici)?
- Considerando che la scuola a distanza ha mostrato tutti i suoi limiti, come considera il DECS l’ipotesi di dotare gli allievi che lo necessitano di un tablet o un computer personale (operazione dal costo non indifferente, ma che permetterebbe di non discriminare gli allievi meno fortunati)?
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