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Il caso
Denuncia mendace, Verda: «Nessuna strategia per colpire Ermani»
Redazione
2 ore fa
«Quando il procuratore generale lo vorrà, non ci sottrarremo all’interrogatorio». Così Francesca Verda sull’inchiesta per denuncia mendace nei confronti di Fiorenzo Dadò e la recente decisione della CRP. Ospite a Liscio e Macchiato, l’ex giudice e presidente dell’UDC di Ascona passa all’attacco: «Nessuna strategia contro Ermani: le foto sono vere e andavano segnalate».

«C'erano due date possibili di interrogatorio, a cui noi non avremmo potuto però partecipare. Siamo però sempre stati disponibili per un interrogatorio, anche se non siamo più stati chiamati. Se ci contatteranno, ci presenteremo. Le foto sono vere e autentiche, non sono contraffatte e la chat esiste».  All’indomani della ferma posizione di Fiorenzo Dadò – «lo rifarei mille volte», ha ribadito a Detto Tra Noi – anche l’ex giudice Francesca Verda interviene nel dibattito sull’annullamento del decreto d’abbandono per denuncia mendace. Il caso è quello dei famosi meme raffiguranti dei bambini e della falsa lettera anonima segnalati alle autorità giudiziarie dalla Commissione giustizia e diritti. Verda, che è anche presidente dell’UDC di Ascona, durante la trasmissione «Liscio e macchiato» assicura: quando sarà nuovamente citata a comparire per essere sentita quale imputata insieme all’ex collega Siro Quadri – così intima la decisione della Corte dei reclami penali – ci andrà. E lo fa passando al contrattacco. «È di ieri la notizia che, a quanto pare, la decisione della CRP è identica al ricorso di Mauro Ermani. C'è stato prima un abbandono del procuratore generale nei confronti di Dadò, e Mauro Ermani ha ricorso. Se davvero la decisione è identica al ricorso, qualcosa non funziona».

Rapporto Galliani

 Verda ricorda poi che tra i giudici della Corte dei reclami penali vi è anche Giovan Maria Tattarletti. Parliamo di colui che, in veste di presidente della Commissione amministrativa, aveva deciso di segretare il rapporto Galliani sull’inchiesta per il più esteso caos al Tribunale penale. «Non capisco il motivo per cui non viene reso pubblico: il segreto d'ufficio all'interno dei tribunali concerne, giustamente, gli incarti e le parti, sia civili che penali. Non capisco, tuttavia, perché deve concernere un'inchiesta amministrativa che i contribuenti hanno pagato. Inoltre, Tattarletti ha pure affermato che non c’è mobbing, non c’è motivo per cui non lo renda pubblico».

I meme

Tornando ai famosi meme e alla falsa lettera anonima, la tesi della Corte è che si tratti di una strategia per colpire l’ex presidente del Tribunale Mauro Ermani.  «È fantascienza. Dal mio punto di vista si sta creando come al solito un bel polverone per incolpare chi colpe invece non ne ha. E nel frattempo, i fatti che sono consolidati, innegabili e non contestati vengono messi in secondo piano. Forse si cerca anche di non più parlarne. Ma noi come dirigenti interni abbiamo fatto tutto quello che andava fatto secondo procedura», conclude Verda.