
In risposta a una petizione presentata il 21 maggio scorso dall’associazione Bel Ticino, il Consiglio di Magistratura (CM) ha concluso la sua analisi riguardo alle denunce penali presentate negli ultimi anni contro il presidente della Lega Giuliano Bignasca. Il rapporto, presentato il 18 dicembre scorso, ha rilevato delle inefficienze ed espone raccomandazioni per una maggiore vigilanza al Ministero Pubblico. Delle 243 denunce penali inoltrate a Bignasca dal 1991 fino allo scorso giugno, il 21%, scrive il CM, è stato evaso con “abbandoni interni”, cioè con decisioni di norma non intimate alle parti. Una procedura non più permessa dal nuovo codice di procedura penale, entrato in vigore nel gennaio del 2011. Il CM precisa che un abbandono interno nel vecchio regolamento poteva avvenire “solo con prudenza e dopo attenta ponderazione degli interessi pubblici e privati in discussione”. Ma nonostante le decisioni di chiusura analizzate siano tutte “proceduralmente irrite” e che quindi “la segnalazione ha una sua fondatezza”, il procuratore generale ha precisato al CM che “questo far capo agli abbandoni interni costituiva una prassi generalizzata”. “Per quanto proceduralmente irrita” scrive dunque il CM “la modalità di chiusura degli incarti non è specifica ai casi concernenti Giuliano Bignasca o al settimanale da lui diretto e quindi, non può essere intesa quale volontà di favorirlo”. Il CM ha infine concluso che non sussistono “le premesse per procedere ad accertamenti preliminari o all’apertura di procedimenti disciplinari contro singoli procuratori pubblici” ma suggerisce al procuratore generale “di riflettere su eventuali misure di monitoraggio e di coordinazione sul lungo periodo per incarti riconducibili a un singolo oggetto. La loro assegnazione a più magistrati rischia di comportare un’evasione dei casi senza la necessaria visione d’insieme”.
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