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Demografia
Denatalità in Ticino, Dandrea: "Un serio problema, che si ripercuote su più fronti"
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Redazione
2 anni fa
In Svizzera si vive sempre più a lungo, ci si sposa di meno e si fanno anche sempre meno figli: Il numero medio per donna non è mai stato così basso come nel 2023 attestandosi a 1,33. A comunicarlo in una nota odierna l’Ufficio federale di statistica. All’interno di Ticinonews abbiamo approfondito il tema con Ivano Dandrea, economista e CEO e fondatore del gruppo Multi.

Il 2023 è stato contraddistinto dal segno meno per quanto riguarda la popolazione. Secondo l’UST sono calati i decessi, i matrimoni e i divorzi. Tuttavia il dato più preoccupante è quello che riguarda le nascite. Lo scorso anno sono infatti state 80mila le nascite, pari a 2’300 o al 2,8% in meno rispetto al 2022. Il numero medio di figli è quindi collassato negli ultimi anni scendendo al livello più basso di sempre (dall'1,52 del 2021 siamo passati all'1,33 del 2023). Un crollo che riguarda tutti: svizzeri e stranieri. Ma che è nettamente più marcato tra le madri con passaporto elvetico (-4,2% vs -0,8%). In Ticino la cicogna, si fa per dire, è arrivata 2’390 volte ,1’191 di sesso maschile e 1’199 di sesso femminile, quasi in parità perfetta. Per parlarne a Ticinonews c’è stato ospite Ivano Dandrea, economista e CEO e fondatore del gruppo Multi, nonché autore del libro “L’incertezza demografica” pubblicato nel 2021. Un libro che trattava proprio questo tema in Ticino. Dandrea dirige inoltre un gruppo impegnato nell'immobiliare e nell'abitazione

Popolazione come business principale

Per l’economista la popolazione è quindi il business principale, ma secondo lui “dovrebbe esserlo anche della politica e di tutti gli operatori economici. La popolazione è un indice molto importante di una società, perché denota o meno se ci sono squilibri o incertezze, proprio come abbiamo intitolato il libro. Vuol quindi dire che qualcosa non va”. Più che di disuguaglianze, Dandrea spiega che questa situazione crea degli squilibri tra generazioni “e queste quando si parla di demografia è sempre un pericolo. Io ci tengo sempre a sottolineare che una demografia sana porta a una società sana. Se c’è quindi qualcosa che non va, poi la società ne subisce le conseguenze”.

Situazione ticinese

Quanto affermato da Dandrea trova conferma in Ticino, “che è un po' in affanno dal punto di vista della natalità, perché sta crollando come in tutti gli stati occidentali. E la Svizzera  - Ticino compreso - non fa eccezione, così come in Italia, dove sono scesi sotto i 400mila nati a fronte di 1 milione registrato fino a pochi decenni fa”. Il Ticino, ci spiega, ha questo doppio tallone d'Achille, “che è dato anche dalla demografia che diventa sempre più anziana. Quindi una proporzione tale di anziani in una società dove non si fanno più figli va a creare degli squilibri anche nel mondo del lavoro, e lo stiamo vedendo con la carenza di popolazione attiva”.

Riscontri sull’immobiliare

Tutto questo ha inevitabilmente – come detto – dei riscontri anche dal punto di vista immobiliare, “perché l'offerta e la domanda si devono adattare a questi ritmi. Quindi direi che il Ticino si sta adattando più a un immobiliare di immigrazione internazionale, rispettivamente di immigrazione di altri Cantoni (che è un'immigrazione anche un po' vecchia), dunque è un mercato immobiliare che sfrutta a pieno la 'silver economy'. Se questo sia positivo o meno? Io sono convinto che non sia un dato molto positivo”.

Fuga di cervelli in Ticino

Da un lato la denatalità, dall'altro l'invecchiamento della popolazione. Ma in Ticino c'è anche il fenomeno della fuga dei cervelli. Sembra una sorta di tempesta perfetta per il nostro cantone. “Sì, questo è un altro dei temi che ho sempre sollevato, quello della fuga di cervelli, quindi di persone che hanno anche dei titoli di studio spesso ricercati nel mondo del lavoro, e da imprenditore sostengo che questi dovrebbero anche assicurare il cambiamento generazionale a livello dell'imprenditorialità ticinese”. Quello che preoccupa maggiormente l’economista è il fatto che “siamo in un Cantone dove già si fanno meno figli, se in più si aggiunge la fuga di cervelli si avranno sempre meno giovani che arrivano nel mondo del lavoro, perché già adesso sono più quelli ad andare in pensione rispetto a quelli che entrano nel mondo del lavoro, quindi si crea uno squilibrio”. Un altro punto che viene sottolineato è il fatto che “se quei pochi giovani che hanno determinati talenti se ne vanno, vuol dire che hanno dei diplomi particolarmente ricercati altrove e sono presi dall'attrattività che viene loro offerta, e io lo capisco benissimo. Due su tre dei miei figli sono a Zurigo in questo momento, sono attratti da questi grandi centri, come anche Milano”. Il Canton Ticino diventa conseguentemente doppiamente perdente. “Non solo si perde un giovane, ma si perde anche l'imprenditore e di conseguenza si perde anche dal punto di vista del mercato immobiliare. È un circolo che crea questo disagio, io dico sempre che bisognerebbe cercare di capire perché nell'entrata del mondo del lavoro e della genitorialità – quindi in una fascia dai 25 ai 35 anni - i nostri giovani si ritrovano in questa situazione. Bisogna capire perché c'è questo sentimento di non far rientrare i figli come progetto di vita. Non bisogna quindi solo analizzare i dati annualmente per poi discuterne brevemente. Bisogna avere un'azione a lungo termine per cercare di capire le esigenze di questa generazione, anche perché i giovani tra i 25 e i 35 anni sono quelli cambiati maggiormente negli ultimi anni, anche nel mondo del lavoro. Sono coloro che hanno delle aspettative diverse da quelle che aveva la nostra generazione”.

L’intervista completa