
Nella notte tra sabato e domenica, e in tutta la giornata di domenica, 23 lavoratori hanno lavorato per la demolizione dell’ex Macello di Lugano. Tre le imprese impegnate. A rivelarlo è Unia che si basa sulla documentazione della Commissione paritetica. Il sindacato punta il dito contro il Municipio di Lugano, la polizia e le imprese che hanno compiuto i lavori, accusandoli di aver seguito un “modo di agire palesemente illegale”.
Pericoli da amianto
“A oltre trent’anni dalla messa al bando dell’amianto in Svizzera, nonostante l’estrema pericolosità delle sue polveri per la salute delle persone sia scientificamente provata sin dagli anni Sessanta, nonostante le martellanti campagne di prevenzione sui luoghi di lavoro e nonostante le norme legali vigenti, a Lugano, nel 2021, succede ancora che degli operai vengano chiamati in piena notte a demolire un edificio nel quale con ogni probabilità sono presenti materiali contenenti amianto. E senza che vengano adottate le adeguate misure di protezione dei lavoratori e dei cittadini”, scrive Unia.
Verifiche preventive
Il sindacato sottolinea come la legge preveda che “prima di avviare qualsiasi lavoro di ristrutturazione, demolizione o manutenzione occorre verificare se nell’edificio sono presenti materiali contenenti amianto. E se vi è il sospetto di una presenza (dato se la costruzione, come nel caso dell’ex macello, è antecedente al 1990), il datore di lavoro deve accertare accuratamente i pericoli e deve valutare i relativi rischi. In Ticino dal 2014 vige inoltre l’obbligo, nel caso di demolizione o trasformazione, di fare allestire una perizia a un’azienda specializzata”.
L’ordine alle 17:50 di sabato
Unia, in base alle sue informazioni, sostiene che gli operai siano stati mandati “allo sbaraglio, ad abbattere un edificio probabilmente pieno zeppo d’amianto e ad immettere polvere killer nell’aria della città. Unia ha le prove documentali che almeno una delle tre imprese, che nelle prime ore e per tutta la giornata di domenica hanno eseguito la demolizione e la messa in sicurezza, ha infatti ricevuto l’ordine d’intervento da parte del comando della polizia di Lugano soltanto alle 17:50 di sabato 29 maggio”. In base a questo, il sindacato ritiene improbabile che i termini di legge siano stati rispettati, visto che “l’operazione non era stata preparata in precedenza (almeno stando alle dichiarazioni ufficiali) e che in poche ore non sarebbe stato possibile «accertare accuratamente i pericoli» e «valutare i relativi rischi»”. Per questo Unia lancia un appello alle aziende al rispetto delle norme e auspica che “la magistratura faccia in tempi ragionevoli piena luce sull’accaduto”.
Messa in sicurezza precauzionale dell’area
Nel frattempo il Ministero pubblico, sulla base delle indicazioni tecniche fornite dalla Sezione protezione aria, acqua e suolo (SPAAS), indica che l’area dell’ex Macello posta sotto sequestro è attualmente oggetto di una ridefinizione finalizzata a una messa in sicurezza precauzionale (confini circoscritti e coperture preventive di salvaguardia).
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