
In uno Stato democratico, a livello teorico, i cittadini dovrebbero essere al centro della vita politica. Nella realtà svizzera e ticinese, però, partecipano sempre meno alla vita politica. Così nasce il progetto “Democrazia viva”. “La nostra preoccupazione non è tanto la partecipazione, perché come elettori e votanti sia ha base per iniziare questa discussione sulla democrazia. Ma da lì ad impegnarsi nelle istituzioni, spesso le persone sono più intimorite”, ha spiegato a Ticinonews Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Dobbiamo quindi capire, coinvolgendo più persone, quali sono questi freni e come superarli per agevolare l'entrata nell'impegno diretto nel mondo della politica, soprattutto a livello comunale.”
“La politica attiva richiede molto impegno”
L’obiettivo del progetto “Democrazia viva” è quello di capire i motivi che portano a questa disaffezione verso la vita politica. “Sappiamo che i giovani sono molto attenti ai progetti, ma assumere un ruolo attivo all'interno della comunità, in un consiglio comunale o un municipio, è più difficile”, ha detto Gobbi. “Da un lato perché, magari, si ha paura della funzione, dall'altro perché l'impegno richiesto è tanto”.
La politica e i giovani
Nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni solo il 38% della popolazione dice di essere interessato alla politica. Il 22% prende in considerazione l’idea di assumere una carica pubblica. La politica non è dunque cosa per i giovani? “No, è una cosa per giovani”, ha risposto il consigliere di Stato. “Io ho iniziato da giovane, e anche oggi molti giovani sono attivi, però vorremmo che si sentano più partecipi. Vediamo che i giovani si mobilitano per temi specifici nell'ambito ambientale, sociale e anche economico, ma poi riscontriamo meno disponibilità per impegni costanti all'interno delle istituzioni. Dobbiamo anche riflettere sulle basi legali che abbiamo, quindi sulle leggi che regolano il funzionamento di un comune, pensando che molti giovani affrontano un percorso studio che li allontana dal loro comune di residenza. Forse dovremmo trovare delle soluzioni di compromesso perché questi giovani possano comunque essere attivi nella vita politica”, ha concluso Gobbi.

