
Demenza e suicidio assistito: un tema delicato, ma sempre più attuale. Come tutelarsi in caso di volontà di fine vita, ma con una lucidità mentale che va scemando? E ancora: che cosa dice la legge svizzera? Se ne è discusso martedì in un incontro pubblico organizzato da EXIT, associazione che si impegna in favore dell'autodeterminazione delle persone nella vita e nella morte e che, tra i vari compiti, offre un'assistenza al suicidio sicura e dignitosa. Abbiamo affrontato il tema con Ernesto Streit, responsabile di EXIT Ticino.
Signor Streit, che cosa significa che una persona, per ricorrere al suicidio assistito, deve essere in grado di intendere e di volere?
«Significa che in Svizzera il medico che redige la ricetta deve verificare con i suoi parametri se la persona è effettivamente in grado di intendere e di volere. Solo se ciò dovesse essere il caso può emettere la ricetta».
EXIT Ticino come affronta il tema del suicidio assistito, in particolare in relazione al tema della demenza?
«Forniamo aiuto e consulenza alle persone mostrando anche le alternative al suicidio assistito. Non sempre chi riceve una diagnosi di demenza pensa al suicidio assistito: un'altra via è infatti quella dell'accompagnamento palliativo».
A chi è diagnosticata una forma di demenza, Alzheimer o una malattia simile e si rivolge a voi di solito che cosa si aspetta?
«Da una parte c'è chi fin da subito decide di non voler lasciare che la malattia faccia il suo corso e quindi nell'arco di 4-6 settimane decide di porre fine alla propria vita. Dall'altra ci sono quelle persone che procrastinano nella presa di una decisione fino all'ultimo con il rischio, però, che poi il suicidio non sia più fattibile».
E il rischio che poi non si possa più procedere con il suicidio assistito è concreto e reale per le persone che aspettano troppo. A quel punto né medici né famigliari possono più fare niente.
«E proprio così. Una volta persa la capacità di intendere e di volere nessuno in Svizzera può accedere al suicidio assistito. E anche medici e parenti non possono intercedere per la persona che vorrebbe accedere al suicidio assistito. Sarebbe infatti un'eutanasia che in Svizzera viene considerata omicidio».
Alla base del discorso sul suicidio assistito c'è anche un importante dibattito etico.
«Sicuramente. A oggi la politica non è pronta a fare un passo nella direzione di permettere il suicidio assistito anche alle persone che hanno perso la capacità di intendere e di volere. Non so se in Svizzera si arriverà mai a ciò, ma, in caso affermativo, il cammino è ancora lungo e ci vorrà molto tempo».
Se la politica non è pronta, la società civile invece lo è probabilmente di più. Non a caso EXIT conta 200.000 iscritti a livello nazionale.
«Tutte le volte che in Svizzera c'è una votazione in favore dell'autodeterminazione essa viene plebiscitata dal popolo. È un segnale chiaro che la gente vuole avere questa libertà di scelta».
Avete intenzione di muovervi per favorire un cambio a livello di legge?
«Ci stiamo lavorando, ma per riuscire a ottenere un consenso politico la distanza oggi è ancora troppo grande».

