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Ticino
Delitto Diebold, l'indiziato ammette: "Sono stato io"
Redazione
16 anni fa
È stato arrestato il giorno dopo l'omicidio. Ma finora aveva sempre negato di aver ucciso il 40enne

Alla fine non ce l’ha più fatta a tenersi quel macigno sulla coscienza. E ieri sera, due giorni dopo Natale, Hans Peter Maier ha confessato: “Sì, sono stato io a uccidere Matteo Diebold”. Poche parole pronunciate di fronte agli agenti della polizia giudiziaria e al procuratore pubblico Moreno Capella. Giorno dopo giorno, nella diga di silenzio e di proclamata innocenza di Maier si formavano piccole crepe. Una dopo l’altra. Finché ieri sera, la diga ha ceduto di fronte all’incalzare degli inquirenti e a un quadro di indizi, di contraddizioni e di prove che si era fatto ormai insostenibile.“Sono stato io”, ha ammesso Maier. E al procuratore Capella tanto bastava. È ancora presto per definire il movente. Per ora è sufficiente aver trovato il colpevole. Hans Peter Maier ha ucciso con ventiquattro coltellate il suo amante, Matteo Diebold, la sera dell’11 novembre poco dopo le undici. Soldi? Passione? Delitto premeditato o raptus di follia? Per ora l’accusa promossa dal magistrato è di omicidio intenzionale. Nelle prossime settimane si dovranno chiarire i dettagli. Forse qualcosa di più diranno i risultati delle analisi sui campioni che la polizia scientifica ha raccolto sul luogo del delitto, nell’appartamento in cui Diebold abitava, in via Sorengo 20 a Lugano. Le prime analisi hanno già raccontato molto: hanno rivelato tracce di sangue della vittima nell’abitazione di Maier, a Villa Luganese. Piccole tracce su un asciugamano e su un guanto.Poi c’era la storia rocambolesca che Maier raccontava per spiegare le ferite a un ginocchio e a una mano. Ha inventato l’alibi del tagliasiepe, dicendo di essersi ferito la mattina dopo il delitto mentre maneggiava un apparecchio elettrico in giardino. E ha spiegato i dettagli agli inquirenti nei giorni scorsi, durante l’ultimo sopralluogo in casa sua. La ricostruzione è stata filmata e fotografata dalla scientifica.La mattina del 12 novembre – ha raccontato Maier - stavo pulendo i denti del tagliasiepe elettrico con un taglierino; poi, il tagliasiepe si è improvvisamente messo in moto; preso alla sprovvista, mi sono ferito con il taglierino a un ginocchio; nel frattempo il tagliasiepe è caduto per terra e mi ha procurato ferite a una mano. Ma nessuno gli ha creduto, forse nemmeno il suo avvocato, Carlo Steiger. Anche perché le ferite medicate al pronto soccorso non erano compatibili con quelle di un tagliasiepe e di un taglierino. La diga ha retto ancora qualche giorno poi, dopo Natale, è crollata. [email protected]

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