
Nessun colpo di scena nel processo a carico di Michele Egli, il 43enne ex informatico della SUPSI accusato di aver assassinato la cognata Nadia Arcudi. La Corte delle Assise Criminali, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha infatti deciso di proseguire con il dibattimento, nonostante abbia biasimato pesantemente la tesi del dottor Carlo Calanchini, il perito incaricato di far luce sulla personalità dell'imputato.
Secondo il perito il 43enne ex informatico della SUPSI "ha agito d'impulso, sospendendo per un attimo la capacità di giudizio e di riconoscere il male". Ovvero, quando aggredì e uccise la cognata "sapeva ciò che stava facendo ma non aveva la pregnanza etica per fermarsi".
Secondo Pagnamenta il rapporto si basa troppo sulla versione dei fatti raccontata da Egli e contiene mancanze sia formali che sostanziali. Ma nonostante le criticità emerse ("è al limite della non utilizzabilità" ha affermato il giudice) la Corte ha deciso di mantenerlo comunque e di non nominare un nuovo perito. Pagnamenta ha comunque sottolineato che la Corte non si sentirà in alcun obbligo di tenerne conto per il giudizio.
Il dibattimento dunque prosegue normalmente con la requisitoria dell'accusa, rappresentata dalla procuratrice Pamela Pedretti.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

