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Ticino
Delitto di Stabio, chiesto il carcere a vita per Michele Egli
Delitto di Stabio, chiesto il carcere a vita per Michele Egli
Delitto di Stabio, chiesto il carcere a vita per Michele Egli
Redazione
8 anni fa
Dura requisitoria della pp Pedretti, secondo cui l'imputato ha sempre mostrato "sangue freddo e noncuranza"

“I dati del suo bracciale Fitbit mostrano che le pulsazioni di Michele Egli durante l’uccisione di Nadia, ma anche durante i minuti precedenti, non hanno subito variazioni”, ha detto la procuratrice pubblica Pamela Pedretti. “Michele Egli ha sempre mantenuto una lucidità e una freddezza che francamente mettono i brividi”.

L’accusa, nella requisitoria, ha ripercorso minuziosamente i giorni del delitto di Stabio. Ha spiegato tutte le azioni di depistaggio messe in atto dall’uomo. I numerosi sms che l’omicida ha inviato alla cognata nei giorni successivi il delitto.

Ha scritto anche al fidanzato, tranquillizzandolo per il fatto che la donna non si facesse sentire. Quando non sta bene fa così, gli ha detto in sintesi. E infine c’è l’email firmata da Nadia e mandata ad amici e famigliari per spiegare tutte le stranezze del weekend. Un messaggio inviato anche a se stesso.

Tra l’omicidio e l’arresto, Michele Egli è andato in Sicilia per il funerale di una zia. Anche in quest’occasione, ha detto la procuratrice, l’uomo ha mostrato sangue freddo e noncuranza. Trovando anche il tempo di visitare un sito porno e scrivere alle persone con cui intratteneva delle relazioni virtuali. Egli, ha rammentato la pp Pedretti, intratteneva relazioni di natura sessuale con amiche virtuali, praticava il sadomaso e aveva nascosto nella doccia delle microcamere con cui si registrava".

Secondo l'accusa l'imputato ha agito senza scrupoli e con un "egoismo primitivo", concentrandosi, nei giorni successivi al delitto, su un "agghiacciante" operazione di depistaggio. Egli avrebbe agito per futili motivi e "per questo essere condannato per assassinio". Da parte sua non ci sarebbe stato un sincero pentimento per le sue azioni. "Ha espresso solo timore per le conseguenze nella sua vita - ha affermato Pedretti - Inoltre non ha mai collaborato pienamente, limitandosi a semplici ammissioni".

Chiesto il carcere a vita - "Non può essere messo in discussione che la sua colpa sia estremamente grave". Per questo la procuratrice pubblica Pamela Pedretti ha chiesto per Michele Egli una condanna alla pena detentiva a vita (senza possibilità di chiedere la libertà condizionale prime dei 15 anni) per l'assassinio di Nadia Arcudi. Nonostante l'eventuale lieve scemata responsabilità, infatti, d'altro canto ci sono anche gli altri reati commessi. Oltre al reato più grave l'accusa contesta anche i reati di turbamento della pace dei defunti, appropriazione indebita, truffa, furto e messa in circolazione di strumenti per l'ascolto e la cattura di suoni e immagini.

“Egli ha ucciso Nadia per futili motivi, l’ha colpita con la bottiglia perché non voleva più sentirla”, ha detto la pp Pedretti. E a quel punto un altro futile motivo si è aggiunto. “Lui, persona benvoluta da tutti, non poteva permettere che si sapesse che aveva ferito la cognata. E che forse sarebbero venuti alla luce i suoi altarini, le sue relazioni virtuali o gli ammanchi alla SUPSI. Aveva troppo da perdere, Nadia andava eliminata”.

“Egli è stato spietato, crudele, disumano. Per salvare la propria reputazione le ha tolto la vita”. Motivi questi per cui l’accusa chiede la condanna per il reato più grave del codice penale svizzero: assassinio. “Un assassino lo si sente lo si percepisce, e qui in quest’aula di tribunale sono certa che anche voi avete potuto percepire la crudeltà e la freddezza che sono proprie di Egli, che sono proprie di un assassino”.

Ha anche tradito tutte le persone che gli volevano bene, basti pensare quanto gli scriveva in una lettera la stessa vittima nel Natale del 2009: “Sei forse la cosa più bella che ci è capitata negli ultimi vent’anni”.

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