
Torna in aula il giovane che nel luglio del 2018 uccise a Caslano la nonna a martellate e poi diede fuoco alla casa. Il giovane argoviese, all’epoca dei fatti 24enne, era stato condannato in prima istanza a 18 anni di prigione sospesi a favore di un trattamento stazionario in una struttura chiusa. L’avvocato difensore però (che aveva chiesto un massimo di 11 anni sospesi a beneficio di una misura di formazione ed educazione al lavoro per giovani adulti della durata di quattro anni) poche ore dopo la sentenza presentò ricorso.
Alla base dell’efferato gesto del giovane, ricordiamo, una richiesta negata di soldi. L’anziana signora si era infatti rifiutata di concedere soldi al nipote per potersi procurare la cocaina di fui faceva uso in dosi massicce. Al no della signora si scatenò la follia del giovane. “Ero ubriaco e annebbiato dalla droga” tentò di giustificarsi il giovane in aula. Il ragazzo soffre di un deficit mentale riconosciuto anche da una rendita d’invalidità e confermato dalla perizia psichiatrica effettuata all’epoca del delitto, che indica anche la presenza di disturbi dovuti all’uso di cocaina.
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