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Ticino
Delitto di Aurigeno, condannato il ladro che rubò la pistola
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
3 anni fa
Il 35enne kosovaro che rubò la Glock in un'abitazione privata, poi finita nelle mani dell'assassino di Aurigeno, dovrà scontare una pena di 24 mesi e l'espulsione dalla Svizzera per aver commesso una serie di furti.

È stato condannato alle correzionali il ladro che rubò la pistola, poi utilizzata da un altro uomo per uccidere il custode del centro scolastico ai Ronchini. Secondo quanto riferisce il Corriere del Ticino l'uomo, un 35enne kosovaro, dovrà scontare una pena di 24 mesi, 15 dei quali sospesi per un periodo di prova di 2 anni e l’espulsione dal territorio elvetico per 5. Nell’atto d’accusa figurano anche altri furti commessi dall’uomo in varie abitazioni private del Bellinzonese e Luganese, non collegati alla vicenda di Aurigeno.

Come la pistola è finita nelle mani dell'assassino

Durante il processo è stato confermato il percorso che fece la pistola prima di diventare l'arma del delitto. Il 35enne ha rubato la Glock nell'aprile dello scorso anno da una cassaforte in un'abitazione privata. L'aveva poi consegnata all'imprenditore bellinzonese presso il quale soggiornava. Quest'ultimo gli aveva detto che avrebbe rivenduto l'arma in Italia, ma la pistola finì nelle mani del 42enne che uccise il custode del centro scolastico di Aurigeno. A fare da tramite tra l'imprenditore e l'assassino, secondo gli inquirenti coordinati dal procuratore pubblico Roberto Ruggeri, era stata una donna, una 33enne dipendente del negozio di telefonia mobile di proprietà del 42enne. Donna che è finita in manette lo scorso agosto con l'accusa di complicità in assassinio e il cui ruolo nella vicenda resta ancora da chiarire.