
Resterà rinchiuso almeno fino a dicembre alla Farera, dov’era stato trasferito a fine luglio dopo aver trascorso più di un mese nella clinica psichiatrica di Mendrisio, il 54.enne macedone che lo scorso 23 giugno uccise la moglie a colpi di pistola e poi rivolse l’arma contro se stesso, senza tuttavia procurarsi ferite gravi. La notizia della proroga della detenzione preventiva è stata anticipata da Radio 3i.
Pesanti le accuse ipotizzate nei confronti dell'uomo, aggravatesi per altro nel corso dell’inchiesta: la crudeltà, la determinazione e la premeditazione con le quali l’uomo avrebbe agito hanno spinto il sostituto procuratore generale Antonio Perugini a inasprire l'accusa da omicidio intenzionale ad assassinio. E ad innalzare di conseguenza la soglia della pena detentiva minima da 5 a 10 anni.
Da parte sua l’uomo, difeso dall'avvocato Niccolò Giovanettina, nega la premeditazione e parla invece di un gesto disperato, nato dalla gelosia e dall’incapacità di accettare la separazione dalla moglie. I mesi precedenti il delitto erano stati particolarmente tesi, come provano le testimonianze delle figlie della donna, rappresentate dall'avvocato Nadir Guglielmoni, e dei vicini di casa – che raccontano di urla e litigi frequenti – nonché i numerosi messaggi trovati nei telefoni cellulari dei due coniugi.
L'uomo, lo ricordiamo, era noto al ministero pubblico: in precedenza aveva infatti minacciato la moglie con un coltello. Quanto alla dinamica dell’accaduto, il 54.enne sostiene di non ricordare nulla.
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