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"Delinquenza persistente": confermato il divieto d'entrata
"Delinquenza persistente": confermato il divieto d'entrata
"Delinquenza persistente": confermato il divieto d'entrata
Redazione
8 anni fa
Il TF ha respinto il ricorso di un 63enne cittadino croato che ha più volte interessato le autorità giudiziarie penali

Il Tribunale federale (TF) ha confermato il divieto d’entrata valido fino al 24 agosto emanato dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) nei confronti di un 63enne cittadino croato dalla fedina penale decisamente corposa. L’uomo, che non ha mai beneficiato di un'autorizzazione di soggiorno in Svizzera, ha più volte interessato le autorità giudiziarie penali ed era già stato colpito da un primo divieto d'entrata della durata di cinque anni (2007-2012) emanato in seguito a tre condanne pronunciate nei suoi confronti tra il 2005 e il 2007 per varie infrazioni alla legge federale sulla circolazione stradale.

L’oggi 63enne era stato ulteriormente condannato quattro volte nel nostro Paese tra il 2007 e il 2015 per truffa, conduzione di un veicolo nonostante la revoca della licenza e infrazione alla LStr (entrata e soggiorno illegali), guida in stato di inattitudine malgrado fosse già stato condannato nel 2006 e nel 2007 per analogo reato, furto d'uso, guida senza autorizzazione, rispettivamente senza le necessarie assicurazioni per veicoli a motore, sviamento della giustizia nonché impedimenti di atti dell'autorità. Tra il 1994 e il 2012 aveva pure subito numerose condanne nel proprio paese d'origine, cioè quattro condanne per truffa, due condanne per furto, due condanne per falsità in documenti nonché per appropriazione indebita e per avere provocato un incidente della circolazione. Alla luce di queste nuove condanne, il 25 agosto 2015 la SEM aveva emanato un nuovo divieto d'entrata in Svizzera nei suoi confronti, decisione confermata il 20 marzo 2017 anche dal Tribunale amministrativo federale (TAF). Il 63enne aveva presentato ricorso al TF due mesi più tardi.

Tuttavia anche la Corte federale – con sentenza del 2 luglio scorso – ha confermato la liceità del provvedimento. ”È vero che, prese singolarmente, neanche una delle infrazioni per cui è stato condannato in Svizzera permette di giungere alla conclusione che egli rappresenta una minaccia reale per la sicurezza e l'ordine pubblico tale da giustificare un divieto d'entrata in Svizzera (…) ma se si considera l'insieme di quanto addebitatogli, sia in Svizzera che nel proprio paese d'origine, ne emerge che egli ha infranto la legge su un lungo periodo (più di dieci anni), che è recidivo e che niente l'ha distolto da un'attività delittuosa”. I giudici di Mon Repos hanno ritenuto che non si sia trattato di atti isolati, bensì di una “delinquenza persistente che non consente di formulare un pronostico favorevole per il futuro”.

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