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Ticino
“Del tunnel non vediamo nemmeno le pareti”
Foto CdT/Zocchetti
Foto CdT/Zocchetti
Redazione
5 anni fa
Un anno fa in Ticino era decretata la chiusura di bar e ristoranti. Massimo Suter ripercorre questi dodici mesi e avanza nuove richieste a Berna

Esattamente un anno fa, le autorità ticinesi decretavano la chiusura di bar e ristoranti. La decisione arrivava due giorni dopo l’invocazione dello stato di necessità sul territorio cantonale. Era ciò “che mai avremmo pensato si potesse ordinare: la chiusura totale di tutte le nostre attività per un periodo che, alla fine, durò la bellezza di otto settimane”. È con un lungo comunicato stampa che Massimo Suter, presidente di GastroTicino, ripercorre l’ultimo anno pandemico per il suo settore, confrontato con gravi difficoltà.

Al dramma dell’epidemia, “si sommava l’incertezza sul destino delle nostre attività, dei nostri “bambini”, che con immensi sacrifici abbiamo fatto crescere, posizionandoci sul mercato con le nostre imprese. E lo Stato ce le ha chiuse con la giustificazione dell’emergenza nazionale e sociale, che le grandi guerre a confronto erano un’orticaria”.

“Del tunnel da cui staremmo uscendo non vediamo nemmeno le pareti”
Sono quindi rabbia, frustrazione e incertezza che dominano nel mondo della gastronomia ticinese. “Con la fine di questo marzo si chiuderà, con ogni probabilità, l’ennesimo mese di chiusura per un settore che rappresenta, più di ogni altro, il nostro territorio. Quella che doveva essere un’eccezione, una transitiva ingerenza statale nelle nostre attività, a distanza di un anno fa sì che non si vedano, non solo la luce, ma nemmeno le pareti del famoso tunnel”.

Aperture con preavviso ragionevole
Suter rinnova quindi l’appello rivolto alle autorità federali. Non solo è richiesta la riapertura per tutte le aziende del settore che rispettano le misure di protezione sanitarie, ma è necessario che queste siano annunciate con un certo anticipo: “è inaccettabile e irreverente” lo scenario delle prime parziali riaperture previste per il 22 marzo, ma che saranno verosimilmente confermate solo il 19, “con un improponibile preavviso di tre giorni, due dei quali festivi!”

Più aiuti e velocità negli indennizzi per i casi di rigore
Riaprire non potrebbe però essere sufficiente per numerosi esercizi pubblici. “Chiediamo anche la massima velocità nel versare gli indennizzi legati ai casi di rigore e - come nazione tra le più ricche al mondo - di stanziare altri fondi e aiuti che possano assicurare la sopravvivenza delle nostre famiglie e aziende, fondamentali per l’economia e il turismo, senza dimenticare il nostro ruolo sociale quale punti di aggregazione e socializzazione”.

Il presidente di GastroTicino chiude però su una nota di speranza: “Le nostre attività, i nostri clienti e i nostri collaboratori non vogliono vederci gettare la spugna! Noi siamo più forti di qualsiasi virus e siamo pronti a combattere ogni avversità che ci si presenti davanti”.

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