
Come già accaduto il 21 febbraio scorso il Gran Consiglio ha deciso di non ricorrere contro il secondo decreto di abbandono emesso dal pg John Noseda sul caso dei rimborsi ai ministri e al cancelliere (vedi articoli suggeriti). Con 66 voti contro 11 (1 scheda nulla), infatti, i deputati hanno deciso di non opporsi alla decisione del procuratore generale.
In fase di votazione non c'è stata nessuna - improbabile, va detto - sorpresa dell'ultimo minuto e il plenum del Gran Consiglio ha deciso anche questa volta di non ricorrere. Analogamente a quanto avvenuto lo scorso 21 febbraio la decisione è stata presa con la procedura dello scrutinio segreto.
Dure critiche si sono tuttavia levate all'indirizzo del Governo e non solo. Prima del voto il presidente del Gran Consiglio Walter Gianora ha nuovamente respinto ogni addebito di scarsa collaborazione, concetto già ribadito nel rapporto dell'ufficio presidenziale inviato nella serata di ieri ai deputati e dal Consigliere di Stato Claudio Zali che, rispondendo all'interpellanza di Matteo Pronzini (MPS) aveva parlato di "inchiesta teatrale", con particolare riferimento alla perquisizione a sorpresa e al triplice interrogatorio di altrettanti ministri (vedi articolo suggerito).
In fase dibattimentale non è però mancato un j'accuse da parte del deputato MPS all'indirizzo del Governo e dell'Ufficio presidenziale. "Ci vuole trasparenza, la popolazione se lo merita e non si merita gente che si intasca milioni di franchi in modo sordo - ha tuonato - Rimborsi e casse pensioni andranno ridiscussi qui in Parlamento e non dietro le quinte".
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