
A pochi giorni dalla fine del suo anno di presidenza del Consiglio di Stato (mercoledì passerà il testimone al collega Paolo Beltraminelli), Norman Gobbi spara oggi le sue ultime cartucce in una lunga intervista sul Corriere del Ticino, nella quale se la prende con coloro che hanno condotto i negoziati tra Svizzera e Italia in merito al nuovo accordo sull'imposizione fiscale dei frontalieri.
Nei confronti del segretario di Stato elvetico Jacques De Wattewille, Gobbi afferma: "Su di lui ormai non ho più alcuna riserva di grande stima."
Il presidente del Governo afferma che "i nostri si sono fatti gabbare" e ribadisce che a suo modo di vedere il nuovo accordo non fa affatto gli interessi del Ticino.
In risposta al capo delle delegazione italiana nelle trattative con la Svizzera Vieri Ceriani, che venerdì sera ha nuovamente invitato il Ticino ad abolire la richiesta del casellario giudiziale e l'albo dei padroncini, Gobbi afferma invece: "Mi dimostri che con il casellario non ho permesso l'accesso al mercato da parte di un frontaliere, salvo chi aveva reati penali importanti. È una misura di sicurezza. L'albo degli artigiani serve invece ad arginare il lavoro nero, Ceriani è ministro delle finanze, dovrebbe essere favorevole perché così gli artigiani italiani che entrano in Ticino pagheranno il dovuto all'erario italiano."
Secondo il leghista, "qui si vuole il panino, il cioccolatino e anche il soldino. Mi sembra che alla fine si sta perdendo d'occhio una cosa" conclude Gobbi, "ossia che oggi il Ticino dà lavoro a 70.000 famiglie in Italia e questo deve avere un peso politico, che va riconosciuto."
L'intervista integrale è pubblicata sul Corriere del Ticino di oggi.
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