
Il Consiglio di Stato, durante la sua seduta di ieri, ha adottato due decisioni in materia di politica sanitaria, con l’obiettivo di ulteriormente intervenire sul contenimento dei costi della salute. Il primo strumento consiste nel regolamento che limita il numero massimo di medici in alcune specializzazioni e che viene ora posto in consultazione. Il secondo concerne invece la tariffa delle prestazioni mediche in ambito ambulatoriale, fissata per decreto esecutivo con un valore inferiore rispetto al passato. Due misure in ambito ambulatoriale i cui motivi vanno ricondotti “all’importanza che ricoprono”, ci ha spiegato il direttore del DSS Raffaele De Rosa, precisando che queste “vengono proposte dal Consiglio di Stato perché la spesa ambulatoriale rappresenta il 40% della spesa LAMal complessiva”.
Una spesa cresciuta negli anni
De Rosa ha poi precisato che negli anni questa parte di spesa ambulatoriale “è cresciuta molto: in Ticino del 50%: molto di più rispetto all’ambito della spesa ospedaliera stazionaria. A livello nazionale è invece cresciuta del 30%”. Motivi che hanno pertanto spinto il Governo ad agire anche su questi fattori “per cercare di frenare la crescita della spesa, così come rallentare la crescita della spesa dei premi di cassa malati, sempre più pesanti per una buona parte della popolazione”.
Limitare il numero massimo di medici
La prima misura, come detto, riguarda la limitazione del numero massimo di medici in alcune specializzazioni. “Questa è una nuova delega che viene data dalla Confederazione ai Cantoni, perché viene sostituita la cosiddetta moratoria”, ci dice il direttore del DSS, il quale prosegue spiegando che negli anni passati si era notato che “senza nessun freno c’è stata un’esplosione dei nuovi fornitori di prestazione, per il nostro Cantone provenienti soprattutto dall’estero”. Poter declinare questo nuovo strumento a disposizione dei Cantoni “è importante per cercare di frenare la crescita della spesa sanitaria e decelerare quindi la crescita dei premi cassa malati”. Le specializzazioni interessate sono una decina, ma non sono compresi i cosiddetti medici di famiglia: “è una proposta che viene messa in consultazione e da questa proposta c’è una decina di discipline che vengono limitate, ma non i medici generici e di famiglia, che anzi, si cerca di favorirli e incoraggiarli”.
Tariffe fissate dal Cantone?
Per quanto riguarda le tariffe, queste vengono fissate dal Cantone, “che interviene per legge a titolo sussidiario, quindi solo nel momento in cui le trattative e gli accordi tra i fornitori di prestazione e gli assicuratori malattia non vanno a buon fine”, dice sempre De Rosa. Se gli accordi e i vari tentativi di negoziazione non hanno prodotto nessun risultato, quindi le parti non hanno trovato un accordo, “allora interviene lo Stato a fissare una tariffa”. Questa decisione entrerà in vigore retroattivamente dal 1° gennaio 2021 per il fatto che “c’è stata una disdetta delle convenzioni in essere tra i due partner – quindi fornitori di prestazione e assicuratori malattia – e la legge prevede che ci sia perlomeno un tentativo di riconciliazione fra le parti per riuscire a trovare un accordo”. Durante questi tre anni non è però stato possibile “ e l’autorità cantonale ne prende atto e segue una procedura che coinvolge anche il sorvegliante dei prezzi a livello nazionale e quindi decide di fissare una tariffa, che potrà essere impugnata dalle parti se non sono soddisfatte”, ha concluso De Rosa.

