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Natale
De Raemy: “Rendiamo possibile la pace nel posto in cui siamo”
Immagine Ticinonews
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Redazione
3 anni fa
L'amministratore apostolico della Diocesi di Lugano ha voluto mandare il suo messaggio in vista del Natale, spendendo anche parole di vicinanza alle vittime di abusi e incalzando la Chiesa ticinese a fare di più per i richiedenti l’asilo.

Come di consueto, con l’avvicinarsi del 25 dicembre arrivano anche gli auguri e le riflessioni da parte dell'amministratore apostolico della Diocesi di Lugano Alain de Raemy: “Il Natale ci porta un messaggio che dà speranza. Non bisogna imporsi e serve la discrezione e l’umiltà di un bambino per fare andare bene il mondo”, ha detto ai microfoni di Ticinonews. 

"Fare sempre il primo passo verso l'altro"

Quest’anno Monsignor de Raemy ha voluto anche mandare un messaggio di pace, che oggi sembra sempre più difficile da raggiungere. “Auguro di rendere possibile la pace nel nostro piccolo, dove siamo noi, facendo sempre il primo passo nei confronti delle persone a noi vicine, anche quando siamo confrontati a una situazione di difficoltà, di indifferenza o di litigio”. 

Abusi: "Un aiuto è possibile"

La Chiesa svizzera ha affrontato un anno difficile, segnato soprattutto dagli abusi. Alcuni fedeli hanno anche deciso di abbandonare la Chiesa. “Qui non abbiamo cifre come nei cantoni svizzero tedeschi e non reagiamo come una ditta che perde clienti", puntualizza de Raemy. "La nostra preoccupazione è vivere il Vangelo e condividerlo nel modo giusto". È importante sapere "che è possibile presentare la propria sofferenza alla Chiesa. La persona che ha sofferto ha bisogno di dirlo, di condividerlo e di sentire che c’è un aiuto possibile, la riconoscenza delle responsabilità e della sofferenza vissuta”.

"Richiedenti l'asilo? Anche la Chiesa può fare di più"

Monsignor de Raemy ha anche voluto commentare la situazione dei richiedenti l’asilo nel nostro cantone: “In Ticino siamo in una posizione geografica dove arrivano tanti migranti. Noi abbiamo un diacono in collaborazione ecumenica che lavora molto con i centri di accoglienza, ma si potrebbe fare di più. È vero che con i rifugiati che trascorrono poco tempo in Ticino non riusciamo ad avere una continuità di rapporto, ma possiamo dimostrare loro un’attitudine di accoglienza maggiore, anche da parte della Chiesa e dei credenti”, conclude de Raemy.