
E' appena partito il confronto madre-figlio sul delitto di Daro. Mitra Djordjevic, la madre che avrebbe istigato all'omicidio l'allora figlio minorenne, ha rilasciato ieri le sue testimonianze. Oggi il "faccia a faccia" diretto tra i due.Il giudice Claudio Zali ha iniziato la lettura dei verbali stamane a Bellinzona, dal quale son venute fuori nuove sfumature circa il rapporto tra Mitra Djordjevic, moglie di Arno Garatti, e D.D., il figlio, all'epoca dell'omicidio minorenne; proprio per quanto appena detto il giovane verrà processato in altra sede.Sarà fondamentale la testimonianza del ragazzo, in quanto la corte dovrà effettivamente capire quanto la donna sia stata realmente "la mente" del massacro, e il figlio "il braccio".Mitra Djordjevic nega qualsiasi coinvolgimento. Si attende con trepidazione l'interrogazione del giovane da parte del giudice, affinchè venga fatta giustizia per un massacro avvenuto esattamente poco più di un anno fa. Si discute l'opportunità di sentire il minorenne, che si rifiuta di entrare in aula. D.D. dice che non se la sente di vedere la madre, avvertendo che potrebbe commentere atti insensati.
In attesa che si sblocchi la situazione relativa al contraddittorio tra madre e figlio, stamattina in aula vi è stato un colpo di scena. La sorella della vittima ha avvicinato la stampa in lacrime, denunciando di essere stata licenziata dal lavoro. La donna aveva chiesto e ottenuto una settimana di congedo dal lavoro per seguire il processo: oggi le sarebbe arrivata una raccomandata in cui si annuncia il taglio di personale per motivi di ristrutturazione. Un duro colpo per la donna, già provata dalle difficoltà psicologiche di un tale procedimento penale, conseguente all’atroce assassinio del fratello.Inizia il contraddittorio. Tutti fuori dall’aula per l’audizione del minorenne: escluse le parti, la madre e la sorella della vittima, il pubblico e la stampa sono stati spostati in una stanza dotata di sistema video, in cui assistere a distanza al contraddittorio. Il ragazzo, oggetto di un procedimento penale a parte, viene sentito in qualità di persona informata sui fatti.
Ma il ragazzo non parla. Risponde alle domande del giudice e dell’avvocato difensore della madre con la formula del “no comment”.
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