
Le maggiori associazioni attive nella gestione e nella coltivazione del territorio ticinese, riunite nel gruppo di lavoro "Territorio e ungulati", lanciano un forte grido di allarme: i danni causati da ungulati sul territorio cantonale sono ormai insostenibili.
Il fenomeno è recente, hanno sottolineato durante una conferenza stampa, ma in rapidissimo sviluppo. Il primo cinghiale in Ticino è stato avvistato nel 1981, dopo essere stato assente da un paio di secoli, mentre il cervo, anch’esso scomparso da secoli, è ritornato in Ticino tra il 1910 e il 1920. Proveniente dal nord delle alpi quest'ultimo ha colonizzato tutto il Ticino a partire dal 2000, “grazie” alla gestione della caccia volta a favorirne l’insediamento sul territorio. L’agricoltura e la foresta hanno convissuto con le popolazioni di ungulati senza particolari problemi fino a qualche anno fa. Ma l'esplosione delle popolazioni di ungulati negli ultimi anni hanno stravolto la situazione, sottolinea il gruppo, mettendo talvolta in ginocchio alcuni settori dell'agricoltura e l'intera selvicoltura.
"In appena 10 anni," precisa ancora il gruppo, "gli importi elargiti all’agricoltura da parte dell’autorità cantonale sono aumentati a dismisura: da CHF 0.2 mio del 2004 si è passati a CHF 1.3 mio dello scorso anno. A questi importi vanno aggiunti i danni non indennizzabili e quelli non annunciati per evitare infinite lungaggini burocratiche. Pure estremamente ingenti e preoccupanti sono i danni all’interno delle zone boschive e sugli alpeggi. In questo ultimo settore vengono segnalati danni di tale portata da precluderne parzialmente o addirittura totalmente l’esercizio". Proprio in alcune zone agricole a ridosso del bosco, la situazione è grave a tal punto che alcuni operatori hanno deciso di abbandonare i terreni e altri, se le cose non cambieranno, seguiranno a breve.
In occasione della Giornata internazionale della foresta il gruppo vuole inoltre sottolineare che anche questo settore è toccato dai danni provocati dagli animali e si concentrano in particolar modo sulle giovani piante. Il rischio è che si possa compromettere il naturale ringiovanimento delle foreste, che coprono oltre il 50% della superficie del cantone e svolgono in molti luoghi da barriera naturale, proteggendo i fondovalle da frane e valanghe.
Secondo il gruppo le misure di protezione per colture e piantagioni che vengono attualmente adottate o imposte "si sono rivelate parzialmente o del tutto inefficaci". Una prova è il fatto che "i risarcimenti pagati dalla collettività, e concessi unicamente alle colture protette, sono aumentati in modo quasi esponenziale. Sembra d’altra parte assurdo che la collettività debba investire per la ricostituzione di un bosco dieci volte il valore delle nuove piante in sole opere di protezione. Con una gestione diversa delle popolazioni di ungulati si potrebbero evitare inutili spese oppure questi soldi potrebbero essere spesi in modo decisamente più efficace".
"La posizione del settore primario è molto chiara" continua il gruppo: "sarebbe di gran lunga preferibile evitare di dover essere risarciti e poter mettere sul mercato la propria produzione. Non vi è nulla di più frustrante che vedersi distruggere il lavoro di un intero anno in una notte. In alcuni settori vi è inoltre la necessità di poter assicurare un volume costante del prodotto negli anni: in caso di perdita della materia prima, si corre il rischio di perdere la propria clientela".
Le associazioni coinvolte rendono inoltre attenti all'incremento di incidente stradali che vedono coinvolti cervi e cinghiali: "Una recrudescenza preoccupante che deve far riflettere. Oltre 400 incidenti sono veramente troppi".
Il gruppo di lavoro “Territorio e Ungulati”, conclude infine, non ha soluzioni da proporre: "constata che vi sono delle leggi che non vengono applicate o interpretate con la dovuta accortezza. Le leggi e i regolamenti, compatibilmente con la legislazione federale si possono anche migliorare, in funzione delle reali necessità e per il bene della popolazione ma soprattutto delle future generazioni. L’impressione è che la reale portata del problema sia stata sottovalutata".
Con l’odierno grido di allarme il gruppo spera dunque che tutti gli attori coinvolti nella problematica possano assumersi il coraggio delle proprie azioni, a favore di tutta la collettività.
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