
“Oggi dovrebbe essere un giorno di festa, un giorno di vendemmia. Invece in questo vigneto da 100 quintali di uva non c’è praticamente più nulla da raccogliere”. È deluso Sacha Pelossi, viticoltore e vinificatore. A vendemmiare nel suo vigneto sul colle di San Zeno a Lamone, sono stati principalmente i caprioli. 100 quintali d'uva letteralmente divorati. “Un danno da 40 mila franchi”, ci spiega Rudi Studer, perito incaricato dall'Ufficio caccia e pesca di valutare questi casi. Perito che in questi giorni ha il suo bel da fare. Il vigneto di San Zeno non è infatti un'eccezione, anzi. Ogni anno il Cantone elargisce oltre i 600 mila franchi di risarcimenti, per i danni causati da cervi, cinghiali e caprioli. Una somma che però non corrisponde ai danni effettivi subiti da viticoltori e vinificatori. “In primavera i caprioli avevano mangiato anche i germogli di vite e quindi una buona parte delle uve non è nemmeno arrivata a fioritura. Difficile in questo caso calcolare il danno esatto. Inoltre l’indennizzo cantonale non è mai preciso. Noi ad esempio produciamo un vino di alta gamma, dal costo piuttosto elevato. Il risarcimento però è basato solo sul prezzo di vendita dell’uva (fissato a fine settembre dal Cantone) e non sul prezzo del prodotto finale che è sicuramente più elevato”. Pelossi e Studer si augurano che il Cantone intervenga con misure più efficaci. “Un anno fa consegnammo una petizione con 10 mila firme al Cantone”, ricorda Rudi Studer, che è anche vice presidente di Federviti e membro del Consiglio direttivo dell’Unione contadini ticinesi, “chiedendo dei provvedimenti efficaci per difendere colture e vigneti dagli attacchi della selvaggina. Anche quest’anno i danni degli ungulati sono molti e ingenti. Le misure adottate sono quindi insufficienti. Urgono misure molto più incisive”. [email protected]
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

