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Ticino
Danni ai vigneti: contro la selvaggina misure insufficienti
Redazione
16 anni fa
A dirlo un viticoltore e il vicepresidente di Federviti visto che i danni ai vigneti non sono affatto diminuiti

“Oggi dovrebbe essere un giorno di festa, un giorno di vendemmia. Invece in questo vigneto da 100 quintali di uva non c’è praticamente più nulla da raccogliere”. È deluso Sacha Pelossi, viticoltore e vinificatore. A vendemmiare nel suo vigneto sul colle di San Zeno a Lamone, sono stati principalmente i caprioli. 100 quintali d'uva letteralmente divorati. “Un danno da 40 mila franchi”, ci spiega Rudi Studer, perito incaricato dall'Ufficio caccia e pesca di valutare questi casi. Perito che in questi giorni ha il suo bel da fare. Il vigneto di San Zeno non è infatti un'eccezione, anzi. Ogni anno il Cantone elargisce oltre i 600 mila franchi di risarcimenti, per i danni causati da cervi, cinghiali e caprioli. Una somma che però non corrisponde ai danni effettivi subiti da viticoltori e vinificatori. “In primavera i caprioli avevano mangiato anche i germogli di vite e quindi una buona parte delle uve non è nemmeno arrivata a fioritura. Difficile in questo caso calcolare il danno esatto. Inoltre l’indennizzo cantonale non è mai preciso. Noi ad esempio produciamo un vino di alta gamma, dal costo piuttosto elevato. Il risarcimento però è basato solo sul prezzo di vendita dell’uva (fissato a fine settembre dal Cantone) e non sul prezzo del prodotto finale che è sicuramente più elevato”. Pelossi e Studer si augurano che il Cantone intervenga con misure più efficaci. “Un anno fa consegnammo una petizione con 10 mila firme al Cantone”, ricorda Rudi Studer, che è anche vice presidente di Federviti e membro del Consiglio direttivo dell’Unione contadini ticinesi, “chiedendo dei provvedimenti efficaci per difendere colture e vigneti dagli attacchi della selvaggina. Anche quest’anno i danni degli ungulati sono molti e ingenti. Le misure adottate sono quindi insufficienti. Urgono misure molto più incisive”. [email protected]

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