
Il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis ha confermato che il riconoscimento di un solo anno dell'equivalenza della borsa svizzera da parte dell'Ue è legata all'accordo quadro istituzionale fra Berna e Bruxelles (vedi articoli suggeriti).
Uno scenario che la professoressa di diritto europeo Christa Tobler ha definito un vero e proprio colpo di scena politico tra i corridoi di Palazzo federale la parola “ricatto” non è più un tabù. Nella giornata di ieri il consigliere federale Ignazio Cassis aveva respinto qualsiasi proposta in tal senso da parte dell’Ue, non escludendo che la Svizzera possa tornare sulla sua promessa di concedere un altro miliardo al fondo di coesione europeo.
Quello che è certo è che questa decisione incrina ulteriormente i già tesi rapporti diplomatici tra Berna e Bruxelles. Il riconoscimento dell'equivalenza borsistica, ricordiamo, è fondamentale affinché le banche europee e gli investitori possano conservare l'accesso alla Borsa svizzera, continuando ad acquistare e vendere titoli, elvetici ed esteri, quotati a Zurigo.
È giusto parlare di ricatto? Ticinonews lo ha chiesto al consigliere nazionale PPD (e presidente di AITI) Fabio Regazzi.
“Questo atteggiamento ricattatorio da parte dell’Unione europea dà estremamente fastidio. Non è il modo di condurre delle trattative. Noi siamo sempre stati molto diligenti e abbiamo sempre messo in primo piano il rispetto degli accordi. La nostra buona volontà l’abbiamo sempre dimostrata”.
Non è la prima volta che l’UE punta a mettere la Svizzera con le spalle al muro… Perché?“L’UE continua a ricorrere a questi mezzucci ed è davvero avvilente e irritante. Ma a tutto c’è un limite. Non vogliono capire che abbiamo un sistema di democrazia diretta che ci impone certe scelte. È un segno delle difficoltà e della mancanza di una visione d’insieme di un’Unione europea in forte difficoltà”.
Anche la Svizzera dovrebbe cambiare registro nelle trattative con Bruxelles?“Per la Svizzera l’accesso al mercato azionario è fondamentale e dopo anni di politica arrendevole serve un cambio di registro. Abbiamo tutti da perdere a farci la guerra. Se dall’altra parte c’è disponibilità a trattare ci si siede a un tavolo e si fanno delle concessioni. Ma se l’UE vuole lo scontro, anche noi abbiamo le nostre carte da giocare”.
Uno scontro con l’UE, però, danneggerebbe tutti…“Personalmente sono sempre disposto a trattare e trovare soluzioni. Uno scontro è l’ultima cosa che vorrei perché entrambi le parti ne subirebbero le conseguenze, ma anche noi siamo stufi di farci mettere all’angolo”.
Giusto ridiscutere il miliardo di coesione?“Assolutamente sì, se l’UE continua su questo binario”.
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