
Tra i circa 300 ragazzi ucraini che hanno iniziato la scuola ticinese c’è Timur, un bimbo di 7 anni. Settimana scorsa ha cominciato la scuola elementare ad Agno. Tanta l’emozione per il debutto tra i nuovi compagni. A raccontare la sua esperienza è Rossella Tonelli, una mamma ticinese che è diventata un punto di riferimento per la famiglia del piccolo, giunta in Ticino agli inizi di marzo dopo lo scoppio della guerra nel loro paese.
Il primo giorno di scuola
È stata Rossella ad accompagnare Timur a scuola, dove ha iniziato la prima elementare. Un percorso di emozioni ci racconta la mamma di Agno, che fa parte del “movimento delle fragole”, creato da Yohanna Chiri Leimgruber, un gruppo di volontari privati che sostengono persone fuggite dalla guerra. “Il giorno precedente era molto nervoso, ma i compagni l’hanno accolto a braccia aperte. Qualcuno ha portato anche una doppia merenda per condividerla con lui”. Biondo e con gli occhi azzurri come il cielo, Timur non si è tirato indietro. “Gli piace stare con i bimbi, quando è entrato in classe, era come se fosse lì da tempo”, racconta Rossella. Il suo essere sempre sorridente gli è già valso un soprannome. “Io lo chiamo raggio di sole”. Appassionato di sport, Timur è già iscritto al club calcistico della regione e ora ha deciso di scoprire anche il mondo del rugby.
La comunicazione
Comunicare in italiano-ucraino non è sempre semplice. Timur e Rossella cercano di capirsi a gesti, altre volte con piccole parole in inglese. Di grande aiuto è il traduttore vocale simultaneo di google, ma non sempre fila tutto liscio e possono nascere delle incomprensioni. “Ridiamo perché l’applicazione non traduce sempre come deve le parole. A volte, invece, ci capiamo al volo con gli occhi, a volte con le mani. Anche da qui nasce una bella amicizia”.
La famiglia
Timur ha un fratello più piccolo di un anno, Nikita. La mamma, Alina - che viveva vicino a Zaporizhzhia, nel sud-est dell’Ucraina - è scappata insieme alla cognata, che ha a sua volta un neonato di 9 mesi, e alla nonna. Ora vivono insieme sotto lo stesso tetto, in un appartamento messo a disposizione da un privato. I mariti, due fratelli, sono invece rimasti in Ucraina. “Di tanto in tanto si sentono”, racconta ancora Rossella, che descrive come la famiglia viva in una sorta di limbo. “Vogliono tornare presto a casa. Dal primo momento hanno deciso di non prendere troppa roba in dono col pensiero di dover poi impacchettare tutto e ritornare in patria”. Nessuno, tuttavia, sa quando questo potrà avvenire e a regnare è l’incertezza. Nel frattempo la nonna, Ilona, si è iscritta a un corso di italiano.
Il viaggio
Il viaggio verso il Ticino è stato lungo e travagliato: 39 ore di treno, stando in piedi e dormendo per terra, pur di scappare. Timur è stato messo al corrente del conflitto in corso nel suo paese, anche se la mamma ha cercato di tenerlo lontano dagli orrori della guerra. Ha sentito le sirene e visto la gente che tentava di salire disperatamente sul convoglio sul quale viaggiavano. Prima del viaggio Timur si è preparato un foglietto da tenere con sé per paura di perdersi. Sul foglio c’era scritto: Alina mamma, Timur figlio, profughi. Durante il viaggio non ha mai chiesto “quando arriviamo”, ma “siamo già in un paese sicuro?”.

La decisione di aiutare
L’occasione di poter aiutare la famiglia di Timur è nata quasi per caso, racconta la nostra interlocutrice. Un semplice appello su Facebook, in cui si cercavano persone disposte ad aiutare la famiglia, ha attirato la sua attenzione. “Ho pensato di portare del cibo visto che hanno tre bimbi piccoli. Li ho conosciuti e mi sono “innamorata”. Con il passare del tempo sono diventata un punto di riferimento, insieme a Iryna Brighi, una signora bielorussa che fa da interprete e mi aiuta costantemente. Li supportiamo per andare dal medico e in altre faccende burocratiche”.
Una nuova famiglia
Rossella e Iryna lavorano a tempo pieno, ma quasi tutti giorni si recano dalla famiglia di Timur. Vivere questa esperienza è per loro molto arricchente. “Ci è venuto spontaneo aiutare. Abbiamo pensato: ‘se capitasse a noi?’ Viviamo da vicino quello che hanno toccato con mano queste persone. Si tratta di dedicare del tempo, avere una profonda sensibilità e di aprire il cuore. Per noi sono famiglia”. Per celebrare l’ingresso a scuola di Timur, Rossella e Iryna hanno organizzato una piccola festa a sorpresa venerdì scorso. Un momento conviviale con amici, in una ritrovata normalità, anche se a migliaia di chilometri di distanza dalla propria casa.
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