
È partito dall’aula penale principale il viaggio di Ticinonews, assieme al Presidente del Consiglio della Magistratura Damiano Stefani, all’interno dell’attuale Palazzo di Giustizia a Lugano in via Pretorio, complesso di cui si sta discutendo molto recentemente. In primis, per via del voto del 9 giugno sull’acquisto dello stabile EFG, dai cui dibattiti è emerso lo stato dell’infrastruttura attuale. Ci siamo quindi mossi all’interno della Magistratura, per vedere la situazione di chi, quotidianamente, lavora in questi spazi. “Gli stabili hanno più di 60 anni, le crepe sono evidenti”, afferma Stefani ai nostri microfoni. “Non siamo ingegneri, ma dall’esterno preoccupano. Sono segnali di un invecchiamento ormai assodato”.
Il problema del maltempo
Si tratta di stabili vecchi e questo si ripercuote sulla tenuta dell’infrastruttura, in particolare in caso di maltempo. “Al sesto piano hanno dovuto posizionare una vasca, perché c’erano delle infiltrazioni molto forti d’acqua “, prosegue Stefani. “Il problema è sempre quello di dover mettere delle pezze. Prima o poi sarà necessario rivedere il tutto con un concetto globale”.
Il problema principale che tocca tutti è però la mancanza di spazi, sia per chi lavora sia per gli archivi. “Vige l’obbligo di mantenere anche la carta. Non possiamo quindi che usare tutti gli spazi, fino allo stremo, e con certi archivi siamo anche dovuti uscire dallo stabile, dislocandoli altrove”, annota il Presidente del Consiglio della Magistratura.
Lavori in corso
Un'altra questione attuale concerne poi i rumori dei lavori che devono essere portati avanti vista l’età dello stabile. Un aspetto che provoca ulteriori disagi. “È difficilissimo potersi concentrare e il nostro lavoro richiede, spesso e volentieri, una grande concentrazione”.
"La giustizia non può fermarsi"
Al di là dei dibattiti sul costo e l’esito della votazione, è questa la situazione quotidiana della magistratura ticinese. E una ristrutturazione dell’attuale Palazzo di giustizia sarà necessaria in ogni caso. Stefani assicura comunque che, nonostante tutto, l’efficienza della giustizia ticinese non viene intaccata. “Assolutamente no. Bisogna trovare degli accorgimenti, come è stato fatto finora anche per questi lavori. Capita di dover rinviare delle udienze o posticipare degli interrogatori, ma tutto sommato la giustizia funziona perché deve funzionare. Non è un servizio che può permettersi di fermarsi”, conclude Stefani.

