
Si torna a parlare del probleme delle microplastiche nell'ambiente. Le deputate Lara Filippini (UDC) e Nadia Ghisolfi (PPD) - insiema ai cofirmatari Sabrina Aldi (LEGA), Claudia Crivelli-Barella (Verdi), Anna Biscossa (PS), Sem Genini (Lega), Maddalena Ermotti-Lepori (PPD), Sara Imelli (PPD), Fiorenzo Dadò (PPD), Tiziano Galeazzi (UDC), Lelia Guscio (LEGA), Cristina Gardenghi (Verdi), Sabrina Gendotti (PPD), Tamara Merlo (Più Donne), Maristella Patuzzi (Più Donne), Maristella Polli (PLRT), Laura Riget (PS), Nicola Schönenberger (Verdi), Roberta Soldati (UDC) e Bruno Storni (PS) - hanno inoltrato un'interrogazione al Governo in cui si chiedono lumi sull'effettiva diminuzione dell'uso dei sacchetti di plastica dopo la decisione di farli pagare 5 centesimi al pezzo.
Questo nuovo atto parlamentare, spiegano gli interroganti, "segue le decisioni di una mozione approvata dal Gran Consiglio il 23 febbraio 2015 e alla quale, un anno dopo, non essendoci stata nessuna applicazione in materia è seguita un’interrogazione delle deputate Lara Filippini (UDC) e Nadia Ghisolfi (PPD) e cofirmatari". In quest’ultima interrogazione, ricordiamo, si citava una mozione del consigliere nazionale Dominique De Buman (PPD), il quale chiedeva di vietare la distribuzione dei sacchetti di plastica. "Accolta nel 2012, pur riconoscendo le validità di tale mozione, visto le proposte avanzate dalla grande distribuzione a seguito di tale mozione, il Consiglio Federale ha ritenuto che tali obbiettivi fossero già stati raggiunti grazie agli accorgimenti proposti".
"I rappresentanti della grande distribuzione hanno presentato le linee guida di un accordo volontario (per negozi di derrate alimentari) per ridurre dell’80% tali sacchetti a partire dal 2018 (salvo altri esercizi e shop), ma lasciando che i sacchetti sfusi per acquisto di frutta e verdura permangano gratuiti - si legge nell'interrogazione - Il fatto che i sacchetti di plastica per l’acquisto di derrate alimentari siano passati dalla totale gratuità a 5 cts è sicuramente un cambiamento che, in piccola parte, ne ha ridotto l’acquisto. Certamente, alcuni grandi magazzini hanno introdotto l’uso in plastica biodegradabile, ma sono veramente tali? Lo studio promosso dall’Università britannica di Plymouth e poi pubblicato sulla rivista scientifica “Enviromental Science & Technology” rivelava che i sacchetti biodegradabili, dopo 3 anni, non solo non si erano decomposti, ma altresì risultavano assai resistenti".
"Eppure, l’Unione Europea malgrado questo – e forse altri studi che danno il medesimo risultato – è convinta di poter passare del tutto alla plastica biodegradabile e infatti dal 2021 prodotti di plastica monouso, come i sacchetti, verranno banditi. E quindi dopo il 2008 quando il CdS rispondeva alla mozionante che non esistevano leggi a livello federale e cantonale in materia, dopo l’approvazione a livello federale della mozione De Buman (2012) e quella cantonale di Gysin (2015) – alle quale però non si è dato seguito – ora, o meglio, durante il mese di agosto, il DT, vista l’introduzione dal 2021 nell’UE del bando dei prodotti in plastica monouso, ha chiesto a Berna un’estensione dei materiali monouso sottoposti a divieto sull’esempio dell’UE", concludono i deputati.
Di seguito le domande poste al Consiglio di Stato:
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