
L'Unione Sindacale Svizzera critica le conclusioni emerse dalla seduta extra muros del Consiglio di Stato. È in particolare la riforma fiscale, concepita nell'ottica di rendere fiscalmente più attrattivo il Cantone che preoccupa il sindacato.
"Il Consiglio di Stato ritorna dalla seduta di clausura proponendo ricette vecchie e colpevoli di aver prodotto un Ticino fatto di disuguaglianza e bassi salari. Il Governo se ne esce con il ritornello degli sgravi fiscali per i benestanti e con la riduzione delle aliquote sull’utile delle aziende. Nulla trapela su dove verranno reperiti gli introiti mancanti. Non è difficile immaginarlo: il ceto medio-basso pagherà, ancora una volta a suon di tagli, i regali fatti ai privilegiati."
Il sindacato continua puntando il dito contro la politica e il modello economico con cui si è sviluppato il Cantone, un modello che a detta dell'USS avrebbe provocato un aumento delle diseguaglianze: "Il Ticino ha un’enorme problema di disuguaglianza e salari indegni ma il modello economico che si vuole riprodurre in eterno è quello liberista : deboli con i forti e facoltosi contribuenti ma forti con chi subisce le conseguenti politiche di austerità. [...] I milionari non hanno bisogno di aiuto, chi vive al limite della miseria invece sì. Allora le possibilità sono due: sostenere politiche sociali di lotta all’impoverimento, finanziandole adeguatamente, oppure far finta di non vedere senza importunare i grandi capitali. Il Governo sembra aver deciso per questa facile soluzione. Non abbiamo un Consiglio di Stato con il coraggio di prendere i soldi a chi ne possiede di più per usarli a favore di tutti.[...] Come negli ultimi vent’anni, lo scenario che si prospetta è quello di un Cantone che vuole attirare capannoni e ville di lusso. Si tratta di politiche che creano un Ticino e una Svizzera per pochi - conclude il sindacato - dove il 2% dei più ricchi tra la popolazione possiede tanto quanto il 98% di tutti gli altri."
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