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Dal dire al fare, i lavoratori sociali “escono dall’ombra per farsi conoscere”
© ATLaS
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Andrea Scolari
3 anni fa
È questo l'obiettivo della neonata Associazione Ticino Lavoro Sociale, che negli scorsi giorni ha tenuto il primo convegno, con il quale "abbiamo voluto piantare il primo seme creando un'occasione di confronto per capire come valorizzare e difendere la categoria", ci ha spiegato Alicia Iglesias, membro di coordinamento di ATLaS.

“Abbiamo l’abitudine di prenderci cura degli altri, ma a volte ci dimentichiamo di noi stessi e di raccontare le nostre storie. Se non mostriamo alle persone quello che facciamo, loro come fanno a riconoscere la nostra professione?” È cercando di rispondere a questa domanda che un gruppo di operatori sociali ticinesi ha deciso di assumersi il compito di “uscire dall’ombra per raccontare alla società tutte le professioni del settore”. In poche parole: “non ci siamo fermati al dire, ma ci stiamo attivando per il fare”, ci spiega Alicia Iglesias, membro di coordinamento dell’Associazione Ticino Lavoro Sociale (ATLaS). Una realtà nata nel 2022 “dalla necessità di ridare valore e promuovere il mondo del lavoro sociale”, i cui membri sono attivi a titolo volontario. 

Il “debutto in società”

Per farlo, negli scorsi giorni si è tenuto il primo convegno di ATLaS. Presenti diversi relatori, tra cui Marco Galli, capoufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (Dipartimento della Sanità e della Socialità); Michel Mina, membro del comitato nazionale di Avenir Social; Jenny Assi, docente e ricercatrice SUPSI e Franco Floris, co-direttore di Animazione Sociale. Tre le tematiche principali trattate durante l’evento: le possibili alleanze, il riconoscimento professionale e la dimensione politica. “Con questo convegno abbiamo voluto piantare il primo seme creando un’occasione di confronto per capire come valorizzare e difendere le professioni sociali”, continua Iglesias, spiegandoci che “erano presenti 140 persone, tra studenti e professionisti”.

“C’é un problema di riconoscimento della professione”

Per capire meglio cosa ha spinto questi lavoratori sociali ad accendere i riflettori sul loro settore, bisogna parlare della quotidianità della loro professione. “Ogni giorno lavoriamo con il disagio, con la sofferenza, con diverse storie di vita. Per farlo al meglio i lavoratori del sociale devono imparare a costruirsi una rete, ovvero un insieme di relazioni e collaborazioni che li sostenga nel difendere gli interessi e i diritti delle persone più vulnerabili, oltre che la nostra professione. È solo prendendoci più cura di noi che possiamo dare il massimo per gli utenti e i servizi che ci impiegano”, sottolinea Iglesias. “Vogliamo che la nostra professione, nata ufficialmente nel ventesimo secolo e che fino a poco tempo prima era spesso legata alle attività clericali o di volontariato, venga maggiormente riconosciuta. È per questo che vogliamo batterci: perché attualmente c’é un problema di riconoscimento del nostro ruolo e del valore aggiunto che possiamo portare. Se crediamo in quello che facciamo, se abbiamo il coraggio di sgomitare maggiormente per ritagliarci il giusto spazio, riusciremo forse a ottenere il cambiamento che sentiamo il bisogno di avere”.

I prossimi passi

“Il prossimo obiettivo é quello di promuovere maggiormente ATLaS anche attraverso le relazioni, e siamo già al lavoro per mettere a punto il programma 2024. L’obiettivo per il futuro è quello di dare maggiore concretezza al nostro progetto. Per quanto riguarda gli ultimi mesi di quest’anno, invece, ci saranno l’incontro con l’Associazione degli assistenti sociali e l’aperitivo di Natale”, conclude Iglesias.