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Ticino
Dal bed&breakfast alle 20 coltellate
Redazione
14 anni fa
Secondo giorno di processo per il delitto di via Sorengo. In aula depone il compagno storico della vittima

“Il nostro sogno era aprire un bed&breakfast, magari in valle di Blenio, magari in Engadina, sicuramente lontano da Lugano visto i prezzi che girano”. A parlare, visibilmente emozionato, è il compagno storico di Matteo Diebold comparso oggi in aula nel secondo giorno di processo a carico di Hans Peter Maier, il 52.enne tedesco reoconfesso di aver ucciso Diebold la sera del 11 novembre 2010. Una lunga deposizione la sua, nella quale il compagno di Matteo ha ricostruito alcuni aspetti fondamentali della loro relazione. Aspetti cruciali nell'economia processuale perché direttamente in contrasto con la versione fornita dall'imputato. A cominciare da quei 200 mila franchi che Maier sostiene di non aver mai ricevuto e che a mente del procuratore pubblico Moreno Capella invece costituiscono il movente economico dell'atroce delitto. “Matteo mi disse in tre occasioni di aver affidato questi soldi all'amico Hans Peter Maier. Voleva investirli perché fruttassero. L'intenzione era comperare casa assieme. Questo era il nostro progetto, consolidatosi in 11 anni di relazione”. Una coppia stabile dunque a detta del compagno che descrive Maier esclusivamente come un amico e un consulente finanziario. Nulla di più. Se così fosse insomma sarebbe più difficile provare la tesi del delitto passionale. Tesi sposata invece dalla difesa sostenuta dall'avvocato Carlo Steiger. Insomma Maier era un semplice consulente oppure in qualche modo aveva una parte considerevole nella vita sentimentale di Matteo? Secondo l'imputato la sera del tragico delitto – e questo è il secondo grande capitolo affrontato oggi in aula – a scatenare la sua ira furono alcune frasi ingiuriose che Matteo pronunciò nei suoi confronti dopo averlo illuso per lungo tempo riguardo al loro futuro. "Matteo mi disse: cosa pensi che io rinunci al mio compagno per un vecchio come te? Allora scattai"Dopo aver cenato insieme i due tornarono in via Sorengo a Lugano, salirono nell'appartamento di Diebold, entrarono in cucina. Qui ci fu quello scambio di battute che fece perdere le staffe a Maier. L'imputato impugnò un coltello che si trovava casualmente sul bancone e inflisse le 20 coltellate. Ma anche su questo punto le versioni dell'imputato e quelle del compagno storico differiscono. Per quest'ultimo l'arma da taglio si trovava al suo posto, nel ceppo dei coltelli. Non poteva essere diversamente. La cucina l'aveva riordinata lui, la mattina stessa. Secondo il compagno di Matteo, insomma, Maier scelse volontariamente quel coltello tra altri nove prima di usarlo, prima di infierire barbaramente contro la vittima. Secondo il compagno di Matteo quindi non si trattò di un delitto passionale. E pensare che quel coltello gli era stato regalato, tempo prima, dallo stesso Maier. Il processo proseguirà domani con l’audizione dei periti. fp

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