
Continua il botta e risposta tra il PS e l'Associazione industrie ticinesi (AITI) sul salario minimo. Dopo le esternazioni del deputato Henrik Bang (vedi articolo suggerito), risponde ancora una volta il presidente di AITI Stefano Modenini:
"L'aggressività e il disprezzo con il quale persone come Bang e altri argomentano, confermano ancor di più la convinzione che per loro gli imprenditori e le aziende sono dei criminali" sottolinea Modenini. "Da loro del resto non giunge mai una parola a favore degli imprenditori onesti e mai ci hanno detto come e con chi sostituire tutte quelle aziende che loro vorrebbero accompagnare alla frontiera".
"Ribadiamo che sul salario minimo occorre trovare una soluzione equilibrata" prosegue il presidente di AITI. "Partire con salari minimi di 3750 franchi mensili come propone il PS per una parte delle aziende potrebbe essere un onere difficile da sostenere per tutta una serie di motivi, a cominciare da quelli congiunturali, di altri oneri di tipo fiscale e amministrativo che Cantone e Confederazione continuano ad aggiungere, ecc. I dati degli esperti del resto non mentono: sbagliare il livello d'entrata del salario minimo avrebbe conseguenze negative in termini di maggiore disoccupazione".
"Da oltre due anni promuoviamo insieme al DFE delle visite nelle aziende industriali dove invitiamo anche i granconsiglieri, allo scopo di favorire la conoscenza delle aziende, del tessuto industriale e dove si apre il dialogo fra gli imprenditori e i loro collaboratori e i rappresentanti delle istituzioni" ricorda Modenini, che conclude con un invito: "In questi due anni e mezzo la presenza dei politici socialisti è stata invero assai scarsa ma confidiamo che possa migliorare in futuro. Sono queste davvero occasioni per conoscere meglio l'economia ticinese e uscire dai soliti stereotipi così tanto propagandati dai social network e da certe persone che li usano".
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