
A seguito dei licenziamenti avvenuti presso la AGIE-Charmilles di Losone, i deputati comunisti Lea Ferrari e Massimiliano Ay propongono, in una mozione inoltrata al Governo, di intavolare una trattativa tra i vertici dell'azienda e la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) - ad esempio attraverso il proprio Dipartimento Tecnologie Innovative (DTI) oppure il Dipartimento economia aziendale (DEASS) – per programmare lo sviluppo del sito losonese, mantenendo "elevati standard occupazionali e salariali". Secondo i due deputati ciò permetterebbe di "impiegare risorse formate in Ticino valorizzando la formazione professionale medio-superiore e universitaria".
"I vertici aziendali della AGIE-Charmilles di Losone hanno licenziato 14 lavoratori, fra cui residenti in età non più giovane e con figli a carico" sottolineano Ay e Ferrari nella mozione. "I posti di lavoro precari occupati da interinali invece rimangono, con l’evidente scopo di diminuire ulteriormente i salari e peggiorare le condizioni di lavoro per tutti i dipendenti del sito industriale".
"Già dieci anni orsono", ricordano, "si era vissuta una situazione simile: nel gennaio 2009 AGIECharmilles licenziava 44 dipendenti nonostante le rassicurazioni iniziali ai sindacati. Nel settembre 2009 un’altra doccia fredda con 74 persone lasciate a casa e senza alcuna tratattiva con le organizzazioni sindacali. Dieci anni dopo siamo ancora allo stesso punto: un’azienda fondamentale per il tessuto economico del nostro territorio e fra i leader mondiali nel suo settore è nelle mani di un management che sta facendo pagare ai lavoratori residenti, e indirettamente alla società tutta, i propri errori".
"Il core business dell’azienda la qualifica non solo quale industria ad alto valore aggiunto, ma soprattutto la rende strategica per l’economia ticinese e svizzera" sottolineano di due deputati. "Lo Stato quindi non può voltarsi dall’altra parte: occorre far valere l’interesse cantonale e nazionale di fronte a un management che si è dimostrato inadeguato sia in termini economici (perdite di quote di mercato e di utili) sia in termini sociali (licenziamenti, decurtazioni salariali, aumento del lavoro gratuito)".
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