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Ticino
Dadò scagionato dall'accusa di denuncia mendace, ma resta la falsa testimonianza
©CdT/Gabriele Putzu
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Red. Online
13 ore fa
Per quanto riguarda l'accusa di falsa testimonianza, il presidente del Centro ribadisce di «avere agito nella più totale buona fede con l’unico intento di tutelare la fonte»

Con riferimento al procedimento penale a carico del deputato Fiorenzo Dadò nellâmbito del caso «caos TPC», il Ministero pubblico comunica che gli accertamenti sono giunti a conclusione. Nelle scorse ore il Procuratore generale Andrea Pagani ha infatti intimato le seguenti decisioni: 

«Nei confronti del granconsigliere è stato firmato un decreto d'accusa per il reato di falsa testimonianza in relazione alle sue dichiarazioni rilasciate in data 08.10.2024 al Procuratore generale. La pena proposta è di 120 aliquote giornaliere da 200 franchi ciascuna (sospese condizionalmente per un periodo di prova di due anni) più una multa (1'000 franchi) e il pagamento delle spese giudiziarie. Nell'ambito del medesimo procedimento è stato emanato un decreto d'abbandono in relazione all'ipotesi di reato di denuncia mendace. L'addebito si riferiva alla consegna nel settembre 2024 alla Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio di un'asserita lettera anonima riguardante la situazione venutasi a creare al Tribunale penale cantonale. Sulla scorta di un'attenta ricostruzione dell'accaduto e degli interrogatori svolti, non è risultato adempiuto l'elemento soggettivo del reato ipotizzato, che impone la presenza di dolo diretto».

Il presidente del Centro Fiorenzo Dadò dunque è stato scagionato dall'accusa di denuncia mendace. L'Ufficio presidenziale del partito, a tal proposito, scrive di aver preso atto «con soddisfazione del decreto di abbandono con cui il Ministero Pubblico ha escluso la sussistenza degli elementi relativi al reato di denuncia mendace, nei confronti del presidente cantonale Fiorenzo Dadò».
In merito all’ipotesi di falsa testimonianza, si legge ancora: «Il partito prende atto dell’emanazione del relativo decreto di accusa e ribadisce, alla luce degli sviluppi odierni, un punto già sollevato fin dall’inizio di questa vicenda, ossia la necessità di adottare gli strumenti adeguati per garantire ai rappresentanti politici eletti, di portare all’attenzione delle autorità competenti situazioni meritevoli di chiarimento, assicurando così una reale tutela delle fonti e un equilibrio rispetto alle conseguenze giuridiche da parte del segnalante. Il nostro presidente ribadisce di avere agito nelle circostanze oggetto del Decreto, nella più totale buona fede con l’unico intento di tutelare la fonte».

Il Centro, inoltre, «ribadisce con convinzione la piena fiducia nei confronti di Fiorenzo Dadò, riconoscendogli le finalità del suo agire. La scelta di segnalare elementi su cui è opportuno fare chiarezza, rientra pienamente nel ruolo di responsabilità politica di chi rappresenta i cittadini e agisce nell’interesse della collettività».