
A Gioventù comunista non è piaciuto il disappunto palesato dai deputati Fiorenzo Dadò e Michele Guerra in merito alla conferenza pubblica incentrata sulla tematica del Proibizionismo, da loro stessi organizzata presso la Biblioteca Cantonale di Bellinzona venerdì 12 dicembre.
I due deputati, ricordiamo, hanno in particolare criticato il fatto che all'evento manchi una controparte per dibattere su un tema tanto delicato, sul quale si confronteranno l'ex consigliere agli Stati Dick Marty, l'oncologo Franco Cavalli ed il criminologo Michel Venturelli, dopo una breve introduzione di Edoardo Cappelletti, del Comitato giovanile per la regolamentazione delle droghe in Ticino. Personalità "contro" le quali, secondo i due deputati, ci vuole una controparte dello stesso calibro.
Ebbene ora Gioventù comunista rimanda le accuse al mittente.
"Ad un momento di riflessione aperto alla partecipazione del pubblico" si legge nella nota inviata in redazione, "in presenza di personalità competenti nell'ambito in questione, il solito Dadò vuole dunque sostituire uno dei suoi ennesimi teatrini, ai quali ci ha purtroppo ben abituati: in mancanza di argomenti ognuno cerca di mettersi sotto i riflettori come può, per cui eccoci all'appuntamento invernale con il Dadò-show, probabilmente connesso ad una spasmodica necessità di visibilità dovuta all'imminente scadenza elettorale".
"Forse", si continua a leggere, "invece che dettare l'agenda degli eventi alla Biblioteca Cantonale di Bellinzona, il parlamentare pipidino dovrebbe finalmente dismettere le vesti da moralizzatore del Cantone e di riempipagine dei giornali nei periodi di vacanza. In questo modo potrebbe fare uso della sua funzione per chinarsi davvero su problematiche quali il consumo e lo spaccio di droghe, che trovano ampissimo spazio anche nel nostro Cantone, anche in virtù delle politiche fallimentari fino ad oggi prodotte dallo schieramento proibizionista".
I giovani comunisti concludono che il proibizionismo promosso da Dadò in tale ambito non ha fatto altro che consegnare la gestione del mercato e del consumo di sostanze stupefacenti alla criminalità organizzata, "di cui escludiamo decisamente", puntualizzano, "- nonostante la divergenza di idee - che Dadò o Guerra curino gli affari".
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