
Nella giornata di sabato 10 novembre si sono svolti in tutta la Svizzera azioni contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. In Ticino il bus “insieme per il no”, che ha unito il comitato interpartitico “No all’isolamento della Svizzera” - di cui fanno parte le associazioni Uniti dal Diritto, Amnesty International e i partiti I Verdi del Ticino, PLR, PS e il Comitato di Berna - ha girato il Cantone da Pollegio a Mendrisio per incontrare la popolazione per renderla attenta "sui rischi e pericoli della modifica costituzionale proposta dall’iniziativa UDC" scrive il comitato in una nota.
"La Svizzera deve gran parte del suo successo e del suo benessere agli scambi commerciali con altri Stati " si legge. "Due franchi su cinque sono guadagnati grazie alle esportazioni dei nostri prodotti e servizi. È dunque di importanza vitale mantenere i circa 600 accordi economici, anche nell’interesse delle nostre 97'000 imprese esportatrici. Con un'economia aperta e fortemente interconnessa su scala internazionale, la Svizzera ha bisogno di relazioni stabili e affidabili con l'estero. Il diritto internazionale consente agli Stati di promuovere i propri interessi a livello internazionale e pone le basi per la competitività, il successo e la prosperità".
Secondo l’associazione “Uniti dal Diritto”, l'iniziativa "è inutile e indebolisce non solo i diritti fondamentali delle cittadine e cittadini svizzeri, ma anche gli strumenti della nostra democrazia che permettono di bilanciare il potere tra tribunali, governo, parlamento e popolo. Senza dare alcuna risposta su come e chi deciderà quando e quali trattati denunciare (al contrario della situazione attuale di certezza), il rischio di un caos giuridico è enorme e non gioverebbe in nessun caso al nostro Paese".
“Con questa votazione si gioca il destino della difesa dei diritti umani in Svizzera” sottolinea Amnesty International, che vuole far capire alla popolazione che questi diritti riguardano tutti e proteggono tutti, senza eccezioni. "Votare NO significa proteggere le minoranze, come quella di lingua italiana, che in futuro potrebbero vedere spazzati via da un’iniziativa popolare dei diritti che diamo per acquisiti, ma che in verità non lo sono".
Secondo il PLRT l’iniziativa “per l’autodeterminazione” limita notevolmente il margine di manovra della Svizzera nella sua politica economica ed estera. "Prosperità, stabilità e certezza del diritto sono inutilmente messe a rischio, così come numerosi posti di lavoro. Non dobbiamo lasciarci fuorviare dai facili slogan, in particolare da quelli in favore della democrazia diretta: l’Iniziativa “per l’autodeterminazione” è la classica pubblicità ingannevole".
Anche I Verdi del Ticino sono uniti contro l'iniziativa. Per il movimento ecologista il titolo "ingannevole" dell’iniziativa va ribattezzata "iniziativa anti- diritti umani": "Essa ha infatti come scopo principale la revoca della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), che garantisce la protezione dei nostri diritti fondamentali. Questo testo di legge indebolirebbe la democrazia, la sicurezza e lo Stato di diritto in Svizzera".
Per il PS l'iniziativa UDC "antepone i propri interessi nazionalistici a quelli del nostro Paese. È un pericolo per la Svizzera perché rappresenta un attacco frontale ai diritti fondamentali dei cittadini e delle cittadine; infatti uno degli obiettivi degli iniziativisti è quello di disdire la convenzione europea dei diritti umani (CEDU). Il 25 novembre vogliamo mostrare che c’è una Svizzera che resiste e non vuole isolarsi dal resto del mondo".
Anche per il Comitato di Berna, gruppo di giovani giuristi attivo nella difesa dei diritti fondamentali, l'iniziativa è da respingere: "Oltre che confusa dal punto di vista giuridico e fuorviante nelle sue promesse, l'iniziativa per l'autodeterminazione compromette gravemente la protezione dei diritti umani in Svizzera e apre la porta a un attacco diretto a questi ultimi. Siamo convinti che la proposta in votazione sia pericolosa per la stabilità giuridica dello Stato di diritto svizzero e che metta a rischio sia la protezione dei diritti fondamentali di cittadine e cittadini svizzeri sia le condizioni per il commercio estero elvetico, un pilastro fondamentale del nostro benessere".
Per tutte queste ragioni il comitato interpartitico invita la popolazione a esprimere un chiaro NO alle urne il prossimo 25 novembre.
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