
«Ho iniziato dopo le scuole medie, forse ai quindici anni, comunque sicuramente ai sedici. Facevo uso di sostanze col THC, cocaina, anfetamina, LSD, acidi, comunque tante sostanze»: è la testimonianza di un giovane del nostro Cantone, ma anche una storia che ci dà uno spaccato sul tema della tossicodipendenza tra i giovani. «Ho iniziato facendolo con un amico. Abbiamo deciso insieme di provare a fare diverse cose, tra il quale fumare canne. Poi ci sono state le prime strisce di coca. Da lì è partita la mia curiosità verso il mondo della droga in generale», ci racconta. Da lì, un periodo complicato fatto di abuso di droghe pesanti.
La testimonianza
«Ci trovavamo in posti non molto definiti, spesso era la stazione, poi ci spostavamo nei paraggi. Ci appartavamo due, tre minuti, tornavamo, e ci mettevamo nei posti più nascosti. Provavo euforia nell'ascoltarmi, nel sentire come stavo bene. E stare bene era una cosa che non ho molto conosciuto durante l'infanzia e l'adolescenza», ci viene detto. Poi, arriva il fermo da parte della polizia: «è stata una cosa che mi ha abbastanza spaventato, perché ero minorenne e quindi i miei genitori sono per forza di cose venuti a conoscenza di tutto quello che ho fatto. È stato un momento singolo intensissimo che ha dato una svolta significativa al mio percorso». Da qui i consumi non riguardano più le droghe pesanti, ma solo il THC. La situazione però non migliora, anzi. Il nostro interlocutore presenta particolari tratti psicologici - ciò che, unito ad un importante consumo di THC, porta ad un periodo di psicosi: «soffrivo di paranoie fortissime, attacchi di panico e terrore che non avevo mai provato prima. Ho capito che avevo bisogno d'aiuto. Ho deciso di farmi ricoverare a Mendrisio, all'OSC, e quello è stato il cambiamento più importante. È ciò che mi ha salvato perché ho cambiato compagnia, contesto, il modo di vivere la giornata, le mie abitudini alimentari, è cambiato tutto. E ho colto l'opportunità per cambiare anche me stesso». Oggi il nostro interlocutore ha definitivamente chiuso con il suo passato e lavora nel sociale.
L'esperto
In prima linea sul tema ci sono gli esperti di prevenzione e di accompagnamento terapeutico. Tra questi anche Mirko Steiner, direttore del centro Villa Argentina: «evidentemente ci sono delle possibilità di uscirne purché, come tante malattie fisiche e psichiche, si prendano il più presto possibile». Il tema è di particolare attualità per i giovani: se da una parte si constata l'aumento della quota di 40-45enni, dall'altra si abbassa l'età delle prime esperienze con gli stupefacenti. «Queste generazioni giovani, come noi le definiamo, vivono in una situazione di precariato anche a livello mondiale. La situazione mondiale è molto tesa, ci sono problemi di eco-ansia, come viene definita oggi. Ci sono dittatori anche narcisisti, perversi e quant'altro, e i giovani si ritrovano ad avere questi timori, anche giusti. Poi c'è l'ascensore sociale che si è un po' rallentato negli ultimi per le ultime due generazioni», prosegue. Una via d'uscita, come detto, c'è: «Quello che è importante è anche riprendere gli studi, riprendere una professione, reinserirsi socialmente, altrimenti è un disastro. Oggi c'è un po' la tendenza a beneficiare dell'assistenza, dell'assicurazione invalidità, con delle rendite che se date troppo a delle persone molto giovani possono essere nocive», conclude Steiner.

