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Ticino
Da marzo arrivano gli aiuti ai ticinesi in difficoltà
Foto CdT/Chiara Zocchetti
Foto CdT/Chiara Zocchetti
Lara Sargenti
6 anni fa
Il 1° marzo entra in vigore la prestazione ponte per indipendenti e salariati che non percepiscono sostegni LADI. De Rosa: “I comuni giocheranno un ruolo fondamentale”

Dal 1° marzo entra in vigore la prestazione ponte Covid destinata ai lavoratori indipendenti affiliati ad una Cassa di compensazione AVS e ai lavoratori salariati che non possono beneficiare di indennità ai sensi della legge sull’associazione contro la disoccupazione (LADI), né di altri aiuti del sostegno sociale. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato. “È una misura nuova e si inserisce in maniera complementare al sistema federale e cantonale di sicurezza sociale per aiutare quelle persone che non beneficiano attualmente delle misure messe in atto a sostegno di cittadini e aziende”, ha spiegato il consigliere di Stato Raffaele De Rosa durante la conferenza stampa odierna. “È una misura che rispecchia la volontà di fornire un aiuto rapido e di prossimità”. L’aiuto economico – è stato spiegato – ha una validità di quattro mesi ed è possibile richiederlo per un massimo di tre volte. Per ricevere la prestazione Ponte Covid occorre abitare in Ticino da almeno tre anni e non beneficiare di un’indennità di disoccupazione, LAPS e/o prestazioni complementari. L’obiettivo è di permettere di superare una fase di difficoltà transitoria, offrire consulenza e poi ripartire, cercando di contenere il ricorso alle prestazioni assistenziali. Dal 1° marzo ci si potrà quindi rivolgere ai comuni. Nel frattempo è attiva una hotline (0800 91 91 91) e una pagina internet, dove si può scaricare il formulario di richiesta.

Il ruolo dei comuni
Per l’erogazione degli aiuti giocheranno un ruolo fondamentale i comuni, che decideranno se la persona potrà beneficiare o meno di questo aiuto. “I comuni sono l’ente di prossimità e rispondono alle diverse antenne sul territorio che sono a contatto diretto con i cittadini”, ha spiegato Dafond, presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi. La chiave di riparto è di 75% a carico del Cantone e 25% al Comune. “I comuni non si assumono solo il 25% della prestazione, ma mettono a disposizione anche i loro funzionari per essere vicino al cittadino e offrire consulenza”, ha proseguito Dafond. “Occorre quindi personale competente e formato. Il supporto del Cantone è stato dato attraverso una guida e una documentazione. Tutti i comuni hanno partecipato o stanno partecipando alla formazione. I comuni sono a disposizione delle persone interessante nella compilazione di questi formulari. Ci saranno comuni più sollecitati, altri meno e aiuteremo laddove è necessario”.

Anche Roberta Pantani, vicesindaco di Chiasso, ha sottolineato il ruolo chiave dei Comuni nell’erogare questa prestazione: “La decisione del comune sarà determinante per questo tipo di prestazione e questo nuovo ruolo provocherà una nuova riorganizzazione dei servizi sociali dei vari comuni”. Il rischio è infatti che i servizi sociali, già molto sollecitati in questo periodo, vengano sovraccaricati. “Ai comuni viene chiesto di partecipare non solo con il 25% dei costi, ma di mettere a disposizione personale qualificato per far sì che queste decisioni possano essere prese in maniera corretta ma soprattutto veloce. Come servizi sociali comunali abbiamo già fatto delle riflessioni su quante persone potrebbero beneficiare o richiedere questo tipo di prestazioni. Per il solo comune di Chiasso, per esempio, prevediamo tra le 250-300 persone richiedenti. Non si tratta di numeri piccoli, nonostante siamo un comune di 8’000 abitanti”. “Questo svolgimento di pratiche”, ha proseguito Pantani, “richiederà un grande lavoro amministrativo e ci si augura che sarà limitato nel tempo, non tanto perché la possibilità di ricevere aiuti scadrà nel mese di giugno, ma perché c’è l’auspicio che tutti potremo tornare a una situazione più o meno normale e che le attività possano riprendere quanto prima”.

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