
I numeri negli ultimi giorni sembrano essere tornati a salire. Ma quanto deve preoccuparci questo? “È difficile fare pronostici, quello che osserviamo è che siamo da alcune settimane in leggero aumento. Lo si vede nel tasso di riproduzione che è aumentato, lo si vede sulla base delle medie settimanali che sono in leggero aumento, attorno al 10%. Poi ieri, questa cifra che ha sfiorato 100 ha fatto tornare alla mente brutti ricordi, anche il 72 di oggi è una cifra importante”, ha risposto Giorgio Merlani intervistato da Teleticino. “È inevitabile in un certo senso: se non ci sono particolari misure in un senso o nell’altro, le cifre non scendono da sole. Quindi, soprattutto con la variante inglese che è anche più contagiosa, per ogni contagio abbiamo un po’ più di contagi il giorno seguente. Questo porta a una crescita, che per il momento non appare esponenziale, ma sappiamo benissimo dalla prima e dalla seconda ondata che una volta che parte, parte. Poi lì è esponenziale e si fa fatica a frenarla”.
Le decisioni di domani del Consiglio federale
Insomma, Merlani invita alla prudenza, anche in vista delle decisioni che domani prenderà il Consiglio federale. Per ora circolano solo indiscrezioni e come tali il medico cantonale non le vuole commentare, ma auspica prudenza anche da parte del Governo: “Il virus non ha una dinamica a scomparire da solo, la sua tendenza è a rimanere lì o a diffondersi ulteriormente, è importante che eventuali misure vengano valutate bene in base all’andamento epidemiologico”, ha spiegato.
Dubbi sui test a tappeto
Il Consiglio federale, dopo la consultazione, annuncerà anche una decisione definitiva sui test. Prestissimo i Cantoni potrebbero essere chiamati a testare a tappeto la popolazione che si sposta di più, ma ce la faranno o saranno in difficoltà? E i test basteranno? “Se la Svizzera da un giorno all’altro deciderà di decuplicare o centuplicare il consumo dei test, il sistema andrà un po’ in battuta come è successo con le mascherine, come è successo con i posti in ospedale. Ogni volta che si arriva a chiedere tutti lo stesso prodotto ci sarà probabilmente una difficoltà”, risponde Merlani. Ma a preoccuparlo di più è la gestione dei test: “La logistica da mettere in atto per organizzare questi test è tutt’altro che evidente. Il Consiglio federale ha preso una decisione, i Cantoni hanno preso atto e faranno quello che è possibile, ma non ci si può aspettare che il giorno stesso che la Confederazione riconosce il finanziamento i Cantoni saranno già pronti. Sono dei lavori enormi e stiamo parlando di cifre enormi. Per fare un esempio: se in Ticino volessimo testare tutti gli allievi, parliamo di 55mila allievi, 6mila docenti, 3mila classi che devono fare ogni cinque giorni un test. Nelle industrie in Ticino lavorano 210mila persone, anche se volessimo testarne solo la metà, sono centomila test alla settimana, sono ventimila test al giorno. Attualmente si viaggia tra 800 e 1’400 test al giorno”.
Test mirati
In Ticino, invece, fino a oggi si è perseguita la politica dei test mirati. “Basti l’esempio del liceo di Lugano 2, dove nel giro di quattro ore sono state testate 750 persone. Lì non abbiamo paura a mettere in campo energie anche importanti, perché sapevamo che cerano dei casi e volevamo andare a bloccare le catene di trasmissione”, racconta Merlani. Insomma, per il medico cantonale è importante impiegare le energie dove possono portare maggiori risultati e, soprattutto, il test non è un’alternativa alle misure: “Se non facciamo più la quarantena perché facciamo i test o se apriamo molto generosamente perché facciamo più test, ho delle perplessità importanti”. Analoghi sono i dubbi sui test fai da te. Per Giorgio Merlani è importante che si trovino test affidabili e poi che non li sostituisca ad altre misure di contenimento: “Se è uno strumento in più che ci aiuta a controllare va benissimo, se è un’alternativa a tutto il resto, quindi liberi tutti tanto fate il test, allora no”.
Buone notizie dalle case anziani
La campagna vaccinale in Ticino è ancora agli inizi, è quindi difficile dire quanto stia funzionando il vaccino alle nostre latitudini, ha spiegato il medico cantonale: “È presto, i dati sono ancora pochi”. C’è però un particolare settore, quello delle case anziani, dove il vaccino è stato somministrato già da gennaio e a buona parte degli ospiti, dove la situazione è confortante: “Da 30 giorni non c’è un singolo caso di coronavirus in casa anziani ed è da due settimane che abbiamo aperto molto generosamente, qualcosa vorrà pure dire”, conclude Merlani.
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