
Truffe, furti di identità, ricatti ad aziende, riciclaggio di denaro. Tutto da dietro uno schermo. La cybercriminalità è un fenomeno che si sta espandendo a macchia d'olio anche in Ticino, cantone in cui si verificano un centinaio di casi all’anno.
Nel suo approfondimento odierno il domenicale Il Caffè ha voluto capire come li affronta la magistratura. "Intanto non abbiamo intenzione di creare un gruppo specializzato interno al Ministero pubblico contro la cibercriminalità", ha spiegato il procuratore generale Andrea Pagani. "Oggi un’unità speciale non si giustifica, ma nonostante ciò, su mia iniziativa, come Procura abbiamo identificato nel procuratore pubblico Davide Ruggeri un punto di riferimento per affrontare questo tipo di reati, vista anche la sua formazione e le sue competenze. Ruggeri ha conseguito un master alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e svolto la sua tesi proprio sulle criptovalute".
Per l'avvocato ed ex pp Paolo Bernasconi, però, "bisogna fare in fretta, creando gruppi specializzati di professionisti a tutti i livelli, e offrire strumenti adeguati a magistratura e polizia. Anche dal punto di vista normativo, visto che per la Svizzera la cooperazione internazionale in questa materia si fonda ancora sulla convenzione di Budapest che risale al 2001".
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