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Ticino
Cure intense: aumentano i letti, ma anche lo stress
Marco Jäggli
6 anni fa
La Clinica Moncucco ha ricevuto la donazione di 12 letti di terapia intensiva, utili per garantire le cure a nuovi pazienti. Più aumentano i ricoveri però, più aumenta il problema dal lato del personale. Camponovo: “Ogni letto richiede almeno 3 infermieri”

Negli ultimi giorni si parla molto del problema del sovraffollamento degli ospedali, che sta colpendo diverse regioni della Svizzera, in particolare quella romanda, e che minaccia di diventare una realtà anche in Ticino. Venerdì però la creazione di 12 nuovi posti letto, finanziati tramite una generosa donazione di Sergio Mantegazza, ha dato occasione alla Clinica Moncucco di avere un po’ di respiro: “Dal punto di vista delle degenze siamo alla capacità massima”, spiega Mariapia Pollizzi, responsabile del servizio infermieristico, “aprendo queste camere di cure intense garantiamo quindi un margine maggiore a chi ha bisogno di questi trattamenti sul territorio. Però la situazione rimane grave”.

Lo stress del personale
L’apertura di nuovi posti di terapia intensiva rischia però di aprire un nuovo problema dal lato della carenza di personale: “Più si salirà con la necessità di avere posti letto di cure intense”, spiega Pollizzi, “e più si avrà un’emergenza dal lato del personale necessario per mantenere la qualità delle cure. La coperta rimane molto corta”, sottolinea, aggiungendo però che “per noi sono veramente importanti questi letti e bisogna assolutamente far sì che ci sia un andare e venire che ci permetta di mantenere il giusto equilibrio”.

Ma come funziona veramente un reparto di terapia intensiva? Teleticino ha visitato la Clinica Moncucco per seguire l’iter che si trovano ad affrontare i pazienti più colpiti dal virus.

Christian Camponovo: “Almeno tre infermieri per ogni letto”
“L’aspetto logistico richiede tanto personale”, spiega il direttore della Clinica Moncucco, “quindi ogni letto di cure intense richiede almeno 3 infermieri con competenze che non si apprendono dall’oggi al domani”. Questo vuol dire che il personale attuale non basta? “Siamo arrivati in primavera ad avere 110-120 letti, il che vuol dire andare a prendere personale in altri settori dove ci sono competenze affini, soprattutto nell’anestesia e nel blocco operatorio e questo vuol dire diminuire le capacità delle sale operatorie. E questo lo abbiamo fatto noi come tutto l’Ente”.

“Dobbiamo trovare un equilibrio”
Sottrazione di personale che potrebbe aprire ad altri problemi: “Dobbiamo veramente trovare un equilibrio ed evitare di non poter più curare le persone che non hanno il Covid ma hanno comunque bisogno di essere operate o entrare in cure intense”.

Soprattutto perché non si potrà chiedere di lavorare 24 ore al giorno: “Il personale parte con una stanchezza, forse meno fisica perché l’estate si è lavorato normalmente, ma comunque c’è sicuramente una certa stanchezza psichica, anche nella popolazione. L’estate è andata bene ma c’è la grossa incognita di capire cosa succederà tra due settimane, un mese o due mesi. L’obiettivo resta quello di poter entrare in un regime più o meno ordinario, con turni lunghi ma più riposi durante la settimana. Ma per fare questo ci vuole lo sforzo di tutti.”.

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