
Le cure a domicilio e la partecipazione ai costi a carico dei pazienti hanno acceso il dibattito oggi in Gran Consiglio. Il Parlamento ha infatti respinto l’urgenza dell’iniziativa del Partito socialista che chiedeva di abrogare la misura di risparmio del Governo, inclusa nel Preventivo 2026 ed entrata in vigore lo scorso 1° aprile, contro la quale è stata lanciata una petizione che ha raccolto oltre 20mila firme e per cui sabato sono scese in piazza centinaia di persone. Dopo una discussione lunga e tesa, la maggioranza dei deputati ha deciso di non inserire il tema all’ordine del giorno. I voti favorevoli sono stati 41, quelli contrari 38, con 3 astensioni. Per far passare l’urgenza, però, sarebbe stata necessaria la maggioranza dei due terzi. A pronunciarsi a favore PS, Verdi, Lega, MPS, PC, Più Donne e Verdi liberali. Contrari PLR, Centro e gran parte del gruppo UDC. Cosa succede, dunque, ora? L'iniziativa farà il suo iter classico in commissione e i pazienti dovranno continuare a contribuire ai costi delle cure a domicilio con un massimo di 15 franchi al giorno.
I favorevoli
Fabrizio Sirica, co-presidente del PS, ha lanciato un appello all’aula: «Votate l’urgenza. Poi posso anche accettare, e capire intellettualmente, le argomentazioni di chi è contrario. Ma non posso accettare che si metta la palla in tribuna, che non si abbia il coraggio delle proprie idee davanti a queste persone», ha detto rivolgendosi al pubblico presente in tribuna, tra cui pazienti e rappresentati del settore, che hanno fischiato al momento del voto. Sulla stessa linea Ivo Durisch, capogruppo socialista: «Se il Consiglio di Stato vorrà ripresentare un nuovo messaggio, lo faccia con numeri, esempi e basi concrete. Non possiamo sperimentare sulle spalle dei più deboli. Prima bisogna essere certi che una misura sia efficace e non dolorosa, poi eventualmente la si vota».
Critico anche Marco Noi dei Verdi: «Di solito ai Verdi si danno degli isterici, però davanti a questa situazione siamo davanti a una patologia un po’ più grave, cioè la schizofrenia. Invitiamo le persone a farsi curare a domicilio perché costa meno dell’ospedale. Poi però, visto che le finanze sono in difficoltà, chiediamo proprio a loro di pagare di più».
Tra i favorevoli all’urgenza anche il gruppo della Lega. «Lo Spitex pesa solo per il 3,5% dei costi a livello svizzero e per il 4,6% in Ticino. In concreto, significa 46 franchi ogni 1’000 di spesa sanitaria”, ha evidenziato Andrea Sanvido. “Ha davvero senso concentrare gli sforzi di risparmio su un settore che rappresenta meno del 5% del totale? Penalizzarlo rischia di essere ingiusto e anche controproducente».
I contrari
Più prudenti, invece, i partiti di centro. Per Matteo Quadranti del PLR, un voto immediato sarebbe stato dettato più dall’emotività che da un’analisi approfondita: «Anche se il tema è molto sentito, il Parlamento deve rispettare il proprio ruolo e affrontare queste questioni con il tempo necessario».
Sulla stessa linea Maurizio Agustoni del Centro: «Abrogare oggi non ci sembra un modo ordinato di procedere. Se nei prossimi mesi emergerà che il regolamento limita davvero la libertà di scelta delle persone se farsi curare o meno, allora il Consiglio di Stato lo modificherà o potrà farlo il Gran Consiglio. Ma non trasformiamo questo dibattito in uno scontro tra chi sta dalla parte giusta e chi da quella sbagliata».
Alain Bühler dell’UDC ha invece insistito sulla mancanza di dati solidi: «Non abbiamo ancora elementi oggettivi per dire se il sistema funzioni oppure no. Eppure, ci viene chiesto di intervenire subito con urgenza. Rischiamo di fare esattamente l'opposto di quello che dovremmo: correggere alla cieca senza sapere dove realmente intervenire. E mandiamo un segnale pericoloso, ossia che bastano poche settimane di pressione per smontare d'urgenza una misura prima ancora di verificarne gli effetti".

