
"Provate voi a dormire tutta l’estate vicino a tre galli chiusi in un pollaio". Ad alcune settimane dalla petizione scattata a Cugnasco contro la richiesta del Municipio di dividere tre pennuti, scende in campo la famiglia che nei mesi scorsi si era rivolta all’Esecutivo, esasperata dagli schiamazzi degli animali. “Da quando è scattata la raccolta firme da parte del proprietario del pollaio, siamo finiti al centro di una campagna denigratoria” spiega esasperata la mamma, che oggi apre il libro perché dice di esser stufa di leggere sui media mezze verità.
“Infatti, quel che si dimenticano di dire i promotori della petizione è che i tre galli in questione hanno scandito con i loro striduli e incessanti versi tutte le nostre notti estive a partire dalla 1.30 del mattino, obbligandoci a dormire con i nostri figli, che sono in età pediatrica, a finestre chiuse proprio durante il terribile periodo canicolare” aggiunge la donna, che ricorda come la struttura agricola che ospita il pollaio si trovi in piena zona residenziale semi-intensiva, in cui è vietata qualsiasi forma di immissione molesta.
“Viene da chiedersi dove risieda il benessere di questi animali, che sono tenuti in cattività – aggiunge - Se si vuole udire questi animali richiamarsi incessantemente la notte, ciò che non è per nulla normale, li si tenga pure insieme in una recinzione di qualche metro quadrato e si lasci che si facciano la guerra fra di loro! Questo modo di fare agricoltura non ci pare né eticamente, né socialmente sostenibile.
“La petizione – e così termina la presa di posizione - con il relativo risalto mediatico che ne è stato dato, appare più che altro come una campagna unilaterale e diffamatoria nei confronti della nostra famiglia, per metterci in cattiva luce come i “rompiscatole” di turno. Si precisa inoltre che, contrariamente a quanto indicato da alcuni organi di stampa, per quanto ci riguarda non abbiamo mai fatto circolare alcuna petizione o raccolta firme contro il pollaio, essendoci limitati a segnalare la problematica al Municipo ed a consultare quattro famiglie potenzialmente interessate dalla problematica”.
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