“È insolito scomparire così”
È da sabato che professionisti e volontari stanno cercando il parapendista di cui si sono perse le tracce tra il Vallese e il Ticino
di Teleticino
“È insolito scomparire così”
Foto Facebook

Lo cerca la polizia, lo cerca l’esercito, lo cerca la Rega, lo cercano le autorità italiane. E lo cercano gli amici, che sono ormai diventato un folto gruppo di volontari. Perché di Reto Campagnoni, parapendista 35enne, non ci sono tracce da quando sabato pomeriggio è stato perso di vista dai compagni di volo durante un rientro dal Vallese.

“Abbiamo fuori tanti uomini, tantissimi mezzi. Ma purtroppo le segnalazioni sono tutte risultate essere tende, teloni o altre cose”, ha raccontato a Teleticino Tiziano Di Pietro, amico di Reto e uno dei coordinatore del gruppo di volontari che stanno sostenendo le ricerche.

Ma come funziona il vostro lavoro?

“Gli specialisti hanno il loro schema, i loro metodi di lavoro. Mentre noi ci siamo improvvisati, siamo un gruppo di amici di Reto, che poi molto velocemente è cresciuto fino a cento persone. Un paio di noi hanno cercato di gestire il gruppo, cercando di coordinare le zone in cui qualcuno va, per non avere tutte le persone nello stesso posto. Chiaramente non essendo dei professionisti, non abbiamo i mezzi e non abbiamo nemmeno la formazione per fare tutto ciò. Abbiamo cercato di dare il nostro meglio”.

Ci sono delle zone particolari che state perlustrando?

“Abbiamo pochissime certezze sul volo di Reto. Una di queste è che lui si trovasse, verso le 15:30, dietro la valle di Domodossola. L’unica cosa che sappiamo è che, con una certa probabilità, dovesse trovarsi nel pomeriggio nella zona dell’Alta Valle Maggia, in zona Cevio. Quindi partendo da lì abbiamo espanso le nostre ricerche. Però la zona, essendo che un parapendio si può muovere molto in fretta è molto ampia, parliamo di un raggio di almeno 30 chilometri.

Quando volate avete degli strumenti di sicurezza per queste evenienze?

Sì, proprio uno di questi strumenti Reto lo aveva appresso. Da questo sappiamo che si trovava dietro Domodossola. Fino alle 15:30 questo dispositivo ha funzionato perfettamente, poi da quel momento in avanti in avanti il dispositivo non ha più funzionato. Il motivo non lo sappiamo, questa è l’unica informazione certa che noi abbiamo.

Di Reto non ci sono tracce da sabato. Capitano spesso incidenti in questo sport? Come mai è così difficile ritrovarlo?

“In Svizzera la casistica esiste, anche noi come piloti siamo coscienti che il rischio dell’incidente esiste. Ma anche parlando con gli esperti della ricerca, che una persona possa scomparire in questo modo, che non si possa ritrovare la sua vela, si tratta di un telo di stoffa di 24 metri quadrati, è una cosa abbastanza insolita”.

Ora come continuerete le ricerche?

“Fino a oggi la ricerca era veramente mirata a ritrovare Reto nel modo più veloce. Ora c’è un cambiamento di paradigma. Questa mattina ci siamo seduti a un tavolo, abbiamo analizzato tutti i dati che sappiamo, questo anche assieme alla polizia e al soccorso alpino. Adesso si passerà a una ricerca più dettagliata, più lenta, proprio nella speranza di ritrovarlo. Però al momento non c’è più questa foga di uscire in ogni cima e perlustrare tutto. Anche perché in tutte le zone che noi riteniamo non solo possibili, ma anche probabili, siamo passati già se non due, tre volte”.

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