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Ticino
Crollo nella galleria del San Salvatore, in 4 alla sbarra
Crollo nella galleria del San Salvatore, in 4 alla sbarra
Crollo nella galleria del San Salvatore, in 4 alla sbarra
Redazione
8 anni fa
Ipotizzati i reati di franamento e perturbamento della circolazione. Per altri 4 è stato emesso un decreto di abbandono

Dovranno presto comparire alla sbarra, di fronte alla Corte delle Assise correzionali di Lugano, i quattro professionisti (tre ingegneri e un impresario costruttore) ritenuti responsabili del crollo nella galleria autostradale del San Salvatore, la mattina dell’8 giugno 2017.

Nei loro confronti - riferisce Radio 3i - la procuratrice pubblica Chiara Borelli ha emesso in questi giorni l’atto d’accusa che contempla i reati di franamento e perturbamento della circolazione pubblica, entrambi per negligenza, e di violazione delle regole dell’arte. Per altre quattro persone - tutte dipendenti dell’impresa di costruzione che, tra il 2011 e il 2012, svolse i lavori di risanamento del tunnel ai quali la pubblica accusa imputa la responsabilità del crollo - è stato invece stabilito il decreto d’abbandono.

Una, in particolare, l’accusa rivolta agli imputati: durante la citata fase di ristrutturazione non progettarono i fori per lo sfogo dell’acqua, la cui pressione avrebbe finito per rompere la parete di calcestruzzo, che cedette. Un crollo che non provocò feriti, nonostante un’automobile fu colpita dal materiale franato, ma che causò importanti e prolungati disagi alla circolazione nonché danni ingenti. Non per nulla, l’Ufficio federale delle strade si è nel frattempo costituito accusatore privato.

Da parte loro i quattro imputati - tutti cittadini svizzeri, attivi in studi d’ingegneria ticinesi - respingono ogni accusa: non ci fu alcuna negligenza nei loro interventi, sostengono gli avvocati Carlo Borradori, Felice Dafond, Luca Marcellini e Fulvio Pelli, né l’inchiesta ha provato un nesso di causalità tra il crollo e le mancanze che vengono loro imputate da Borelli. Il processo si terrà a breve - entro e non oltre il febbraio del 2019 - anche e soprattutto per evitare la prescrizione dei reati ipotizzati.

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