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Ticino
Crisi in Medio Oriente e benzina: «Approvvigionamento garantito, ma il prezzo andrà su»
Immagine Cdt
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Con Boris Martinoni, portavoce dell’Associazione ticinese delle stazioni di servizio, analizziamo le implicazioni degli ultimi sviluppi del conflitto sul costo dei prodotti petroliferi. «Un rincaro è purtroppo inevitabile»

Brent scambiato a 78,80 dollari con un progresso dell'8,28%. Wti che passava di mano a 72,24 dollari al barile, con un rialzo del 7,79%. Questa mattina, in avvio di settimana, il prezzo del petrolio volava dopo gli attacchi di Usa e Israele ai danni dell’Iran. Gli occhi del mondo osservano con apprensione quanto sta accadendo in Medio Oriente e le possibili ripercussioni in termini di approvvigionamento del greggio. Una problematica che, almeno al momento, non dovrebbe riguardare il Ticino. «Le aziende del nostro cantone dispongono di scorte d’obbligo di prodotti legati al petrolio, che garantiscono tre mesi di fornitura, anche in caso di ‘stop’ delle importazioni», spiega Boris Martinoni, CEO di ECSA Energy e portavoce dell’Associazione ticinese delle stazioni di servizio (ATSS). «Ci attendiamo invece un impatto a livello di prezzo, sia del petrolio sia dei suoi derivati. Pensando alla benzina, nei prossimi giorni bisognerà purtroppo riadattare i prezzi delle colonne di rifornimento».

«Difficile fare previsioni precise»

Un primo effetto in realtà è già visibile: «Negli ultimi giorni, tra giovedì-venerdì e oggi, si è verificato un incremento di 6-7 centesimi al litro», precisa Martinoni. «Viste le tensioni in Medio Oriente, i mercati hanno giocato d’anticipo, adeguando i prezzi già prima degli attacchi. In questo settore le situazioni evolvono abbastanza rapidamente: chi oggi compra, ad esempio, gasolio da riscaldamento, può già vedere una differenza nelle tariffe. Per le stazioni di servizio ci vorrà ancora un paio di giorni, poi si vedrà il reale incremento». Tuttavia «non è detto che il rincaro del mercato si ripercuota integralmente sul prodotto finale; si può anche ‘temporeggiare’ e aumentare solo parzialmente le tariffe, aspettando che il prezzo scenda nuovamente. Fare previsioni chiare e precise è comunque complesso, poiché gli sviluppi sono legati all’evoluzione del conflitto».

Poche alternative

Un rincaro, come detto, appare in ogni caso inevitabile e gli strumenti per far fronte alla situazione non sono molti. «L’aumento del prezzo dei derivati del greggio avrà conseguenze negative per il cliente, il quale cercherà di orientarsi su dei combustibili alternativi, ma non vi sono tantissime possibilità in tal senso», aggiunge Martinoni. Per quanto riguarda le tariffe «due terzi del costo della benzina sono dati dalle accise dello Stato. La Confederazione potrebbe dunque decidere di ridurle per tenere il prezzo un po’ più basso. Ma è una soluzione che in Svizzera non è mai stata applicata». Neppure il «turismo del pieno» nella vicina Penisola sembra essere un’opzione vantaggiosa. «I prodotti petroliferi si acquistano in borsa, sia in Svizzera che in Italia. Ci si può dunque attendere una situazione simile nei due paesi».