
Lavorare da casa quando possibile, ridurre i limiti di velocità in autostrada di almeno 10km/h, incentivare il trasporto pubblico, stabilire la circolazione a targhe alterne nelle grandi città, incrementare il car sharing, adottare stili di guida più efficienti, ridurre i viaggi in aereo. Ecco alcuni punti dell’economia di guerra dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Dieci misure pensate per Governi, imprese e cittadini che, se applicate su larga scala, possono contribuire ad allentare la pressione sui mercati energetici globali. Pressione dovuta alla drastica riduzione del transito di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta. Risultato: un’impennata del prezzo del petrolio. Ma come siamo arrivati fino a qui? Ne abbiamo parlato con Barbara Antonioli Mantegazzini, professoressa in Economia pubblica e politiche per la sostenibilità alla SUPSI.
Differenze con le crisi precedenti
«Stiamo vivendo un momento particolarmente teso e complicato, al punto che l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha ritenuto opportuno diffondere queste cosiddette dieci regole come risposta a una crisi energetica che ha qualificato come una delle più gravi minacce alla sicurezza energetica». Antonioli Mantegazzini ci ha quindi spiegato che c’è una differenza rispetto alle crisi precedenti, «perché è una crisi che non impatta solamente sull’aumento dei prezzi, che stiamo già vedendo in queste settimane, ma ha anche una serie di fattori strutturali e geopolitici che vanno a toccare realmente la disponibilità dell’energia, uno dei fattori fondamentali sia per le imprese sia per le famiglie». Queste misure, che sono molto pratiche e pragmatiche, sono una sorta di tampone, «un tentativo di rafforzare la sicurezza energetica di breve periodo per evitare possibili carenze nei mesi invernali».
Focus sulla Svizzera
Importante, dunque, l’impatto di questa situazione sull’Europa. E la Svizzera? In che modo e in quale misura è toccata? «Non siamo immuni. La Svizzera è inserita a pieno titolo, dal punto di vista infrastrutturale e degli scambi commerciali, nel mercato europeo e quindi ne risente sia per la parte di importazioni sia per quella di export». Le eventuali difficoltà che subiscono i Paesi limitrofi «possono sicuramente riflettersi anche sul nostro sistema nazionale. Può essere anche un’opportunità per ripensare, in chiave di ottimizzazione, il nostro sistema energetico».
Crisi inedita e mutevole
Si tratta, lo dicevamo, di una crisi inedita ed estremamente mutevole, che non permette quindi di ipotizzare scenari né a breve né a lungo termine. «C’è una componente di rischio che si differenzia molto rispetto al passato, nel senso che è più elevata». Per la professoressa è quindi difficile immaginare cosa possa succedere da un giorno all’altro: «basta un annuncio più o meno forte di uno dei governi coinvolti nei conflitti per determinare una volatilità impressionante dei prezzi. È quindi difficile immaginare strategie che non siano di breve termine».
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